selfportrait in doppia esposizione riflessioni su di sè
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Descriviti con tre aggettivi. Saresti in grado? Obiettivamente parlando, si intende. Tre aggettivi, solo tre, fra tutti quelli esistenti al mondo… Difficile, non credi?

Un gioco iniziato così, per caso. Una serata in spiaggia davanti a un falò, sette amici e una semplice chiacchierata, che si è trasformata in un gioco pericoloso. Sì, perché a ogni autovalutazione corrisponde la reazione del gruppo, il giudizio altrui, in totale trasparenza. E non sempre l’opinione che abbiamo di noi stessi coincide con l’idea che il mondo ha di noi.

Siamo partiti da una lista di aggettivi, in cui ciascuno potesse identificarsi. Allegro. Arrogante. Attento. Buono. Curioso. Dolce. Emotivo. Empatico. Insicuro. Lunatico. Permaloso. Sincero… Così, aggettivo dopo aggettivo, ognuno di noi ha stilato il proprio profilo, confrontandosi con quello che gli altri pensano di lui. Una bella sfida. Siamo andati avanti ore, tra discussioni accese e risate fragorose, dibattiti senza fine e ammissioni inaspettate. E infine ognuno, alla luce dei fatti, si è descritto con tre di questi millemila aggettivi: una sintesi degna di Occam.

Certe persone le conosci da una vita ma, quando si tratta di confrontarsi con l’idea che hanno di loro stesse, è come fossero persone nuove, da riscoprire e imparare a conoscere da un altro punto di vista, il loro. Lo stesso vale per noi. Guardarsi attraverso altri occhi è allo stesso tempo spaventoso e affascinante. Sarà per questo che siamo tutti così maledettamente interessati all’opinione che gli altri hanno di noi. Sarà per questo che cerchiamo così disperatamente di costruirci un profilo che si adatti alle aspettative altrui, ai modelli dominanti, agli standard di riferimento, alle regole imposte… Da chi poi non si sa.

Di una cosa però sono certa. All’alba dei 26 anni ho raggiunto un discreto grado di autoconsapevolezza. Tipo che, di fronte a una lista di aggettivi, saprei esattamente quali scegliere per descrivere il mio carattere, la mia intima essenza, senza peccare di tracotanza o fare ricorso a false ostentazioni di umiltà. Solo una buona dose di sincerità e accettazione. Perché dopo un quarto di secolo di convivenza impari a conoscerti e, si spera, accettare anche quegli aspetti di te, che un tempo tanto ti infastidivano, che un tempo tanto cercavi di tenere nascosti, il più delle volte invano. Giù le maschere, quindi, già che dobbiamo tenere su le mascherine…

Giorgia

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