boccanegra andersen festival 2020 marco buccellato

Qualche giorno fa abbiamo conosciuto Boccanegra – ovvero Marco Buccellato, giovane cantautore genovese – e con lui abbiamo parlato di Sulla Terrazza, live tour estivo realizzato in diretta streaming. [Puoi leggere la prima parte qui]

In realtà la nostra chiacchierata è andata ben oltre, toccando vari temi. Dalle difficoltà che tutto il settore dello spettacolo dal vivo sta incontrando in questi mesi, al concetto di socialità, alle possibili conseguenze future che il privarsene – in alcuni casi giustamente, vista la situazione – lascerà dietro di sé.

“Una canzone diventa sé stessa solo quando qualcuno la ascolta ”

Partiamo dal presupposto che, come è ben noto, spesso i live diventano per gli artisti l’unica vera occasione di riscontro economico del proprio lavoro. È una condizione che, sebbene con qualche differenza, accomuna grandi nomi, artisti emergenti e meno noti. Bisogna poi anche considerare come, proprio nel caso di quegli artisti che non godono della cassa di risonanza dei grandi media, l’esibizione dal vivo rappresenti una grande possibilità di arrivare al pubblico, di ampliarlo, di farsi sentire e conoscere.

Ma un live non è solo guadagno o pubblicità. Un live è molto di più.

Marco, cosa significa per te esibirti live, davanti ad un pubblico?

Ad inizio settembre ho avuto l’occasione di esibirmi di nuovo all’Andersen Festival di Sestri Levante. Non è stata la prima la volta, era già successo nel 2018, quando ho suonato in apertura al concerto di Brunori SAS. Un’esperienza importantissima, ma quest’anno – forse – è stata un pizzico più speciale.

Non solo per quello che ha significato a livello collettivo, la possibilità di tornare a vedere spettacoli dal vivo dopo il lockdown, dopo mesi di limitazione, dopo le distanze… è stata anche l’occasione per presentare per la prima volta live il mio primo, inedito, album da solista.

Una bella occasione! Finalmente i testi sono usciti dallo studio…

Sì, esatto. L’album è stato inciso nel 2019 e, per motivi ben noti, prima di settembre ancora non era uscito da lì. Era completo, ma in un certo senso non lo era ancora…

Cosa intendi?

Beh, ho sempre pensato – e non è retorica – che una canzone diventa sé stessa solo quando qualcuno la ascolta. I mesi di lockdown, il veto ai live, me l’hanno confermato.

In studio la professionaità e le dritte di Phil e Nicola [Filippo Cuomo e Nicola Sannino c/o il Tabasco Studio di Sori, dove l’album è stato registrato, ndr] sono state importanti per dare forma al progetto, ma è stato con l’esibizione live che “il cerchio si è chiuso”. Nel senso che portare un pezzo al pubblico dona al tuo lavoro un ulteriore elemento essenziale che lo completa. Con il pubblico davanti, la narrazione acquisisce un dimensione ulteriore… è come se all’improvviso non contenesse solo te, ma acquisisse un’anima.

E questo mi ha ricordato quanto lo spettacolo dal vivo sia un punto focale per l’artista, ma pure per il pubblico stesso. È un vero e proprio collante sociale, qualcosa di essenziale, non semplice svago.

Purtroppo i media ora sembrano non dare molto peso, molto spazio a questo aspetto…

Già. Un evento storico rilevante come la pandemia virale che viviamo oggi, ha declassato lo spettacolo dal vivo a semplice momento di svago. Qualcosa di rinunciabile. È stato proprio lo spettacolo dal vivo il grande assente durante il nostro lento, momentaneo, ritorno alla normalità quest’estate… [e continua ad esserlo ora, con la situazione nazionale e mondiale che viaggia verso uno stagionale peggioramento, ndr]

Ma non è vero che rinunciare a concerti, spettacoli teatrali, performance in genere, è un’operazione senza conseguenze importanti. Questa grande assenza pesa. Pesa e ricorda che l’emergenza non è finita.

Probabilmente le conseguenze non saranno immediate, se si escludono quelle economiche per chi questo settore lo vive come professionista, ma sicuramente ci saranno, sicuramente a livello emotivo e psicologico. Non essere liberi di poter vivere la collettività in modo sereno ci ha privato di una parte davvero essenziale della nostra vita.

In questo contesto, quali sono i tuoi pensieri per il futuro?

La mia speranza – perché di speranza vorrei parlare – è che questa assenza stimoli in tutti noi un rinnovato entusiasmo. Spero che ci sarà maggiore attenzione e sensibilità verso il settore dello spettacolo, che sia musica, teatro o altro, una volta che la normalità sarà tornata davvero. È importante, per il nostro stesso tessuto sociale.

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Prospettive future. Luce e Album

A proposito di futuro, raccontaci qualcosa dell’album! Cosa ci puoi dire?

Beh, è il mio primo album in studio da solista.

Una cosa che suona molto “adulta”…

Sì, un evoluzione importante. Come ho detto [nella prima parte dell’intervista, ndr], lavorare in studio è stato un passo che mi ha permesso di crescere professionalmente come cantautore.

Questo album ha come filo conduttore la Luce e la sua influenza sulla sensibilità della persone.

Un tema particolare! Dove l’hai pescato?

Ho iniziato a studiare fisica. La luce, artificiale e naturale che sia, il fenomeno dell’elettromagnetismo, la sua interazione con l’atmosfera mi affascinano. Ho deciso di partire da lì.

Il risultato sono una serie di istantanee, dal sapore un po’ impressionista, che racchiudono vari momenti della giornata, varie azioni e relazioni tra i personaggi dei testi, la cui sensibilità ed esistenza sono condizionate dalla luce. È come se questi personaggi fossero tutti accomunati da una sorta di meraviglia nei confronti un meccanismo più grande in cui si ritrovano protagonisti.

Un tema da osservatore, quasi da scienziato, o meglio fisico!

La complessa ricerca della semplicità nei meccanismi del quotidiano mi affascina, è proprio da lì che pesco le suggestioni da cui parte tutto il processo creativo! La musica può essere un efficace strumento di indagine del mondo che ci circonda. Di indagine e di espressione di ciò che scopri osservando!

Un indagine che strumenti e collaboratori…

Nel mio caso uno strumento importante, per gli arrangiamenti, è stata una tastiera Wurlitzer 200 dell’81, presente in tutte le tracce del disco. Mentre i collaboratori, beh, loro sono Phil, Nicola, Mr. T-Bone, Luca Guercio dei Meganoidi… ma pure in maniera indiretta, sotto forma di modelli ed influenze, Arctic Monkey, Parcels, Metronomy, Jack White.

Live, concerti, una folla che salta, persone che ballano e cantano assieme. Amici e colleghi che si trovano in studio o al bar e arrangiano pezzi, melodie, scrivono storie e le mettono in metro. Queste e tante altre cose è la musica, quella dal vivo, quella viva.

Ed ok, il periodo non sarà dei più positivi, ma io ho appena comprato l’ennesimo biglietto per un live e non vedo l’ora che sia di nuovo primavera!


In copertina Marco Boccanegra Buccellato [dal programma dell’Andersen Festival ediz. settembre 2020]

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