sulla terrazza live 2 luglio 2020 boccanegra con marco galvagno

Sono i concerti, gli spettacoli teatrali, i cineforum, gli eventi live in genere, i veri sconfitti di questo anno complicato. I momenti in cui si fa cultura assieme, che sia attraverso la parola recitata o cantata, continuano a mancare. E allora alcuni autori hanno deciso di trovare un modo per arrivare comunque al loro pubblico, per non perdere totalmente in contatto.

Il web è stato il veicolo con cui diversi artisti hanno costruito enormi palchi virtuali, in cui sicuramente il contatto fisico è mancato, ma non il contatto umano, non la voglia di cultura.

Di questo e di molto altro abbiamo parlato con Marco Buccellato, in arte Boccanegra, giovane cantautore genovese che, armato di parola e chitarra, ha da pochi mesi completato il suo nuovo lavoro solista.

locandina sulla terrazza live 2020 boccanegra

SULLA TERRAZZA – una tournèe sul terrazzo di casa

Prima di dare voce a Marco attraverso l’intervista, voglio però raccontarvi come il suo lavoro ha attirato l’attenzione della redazione di Fernweh.

Sulla Terrazza è il nome di un progetto nato a maggio, nella seconda fase di lockdwon, per portare la musica virtualmente live, nonostante i divieti.

Partendo un po’ da quello che altri artisti avevano fatto durante i mesi precedenti, ovvero dirette social e video girati direttamente dalle loro case in maniera amatoriale, Marco Buccellato ha deciso di creare con il proprio pubblico e i propri amici e colleghi una sorta di tournèe dalla terrazza.

Il palco è stato infatti il terrazzo di casa sua, complice anche il bellissimo panorama marino di Genova dove vive, e ad esibirsi, oltre al padrone di casa, una serie di amici, colleghi, il suo storico maestro di chitarra. Dal 21 maggio, per sei settimane, ogni giovedì alle 19.15, si poteva partecipare con Marco ed i suoi ospiti ad un aperitivo virtuale, fatto di musica, di chiacchierate e di risate.

Il tutto si svolgeva molto spontaneamente, niente scalette o piani scritti, solo la musica e le parole a fare da filo conduttore.

Ma come è nata questa idea?

I live da casa erano stati già sdoganati da molti artisti e sono stati il primo spunto. Ma a me interessava fare qualcosa di diverso. Non mi ci vedevo a fare video amatoriali dalla camera o dal soggiorno, esibirmi da solo. Era già stato fatto, appunto.

Così, grazie alla collaborazione di mia sorella per quanto riguarda la parte grafica e di Lorenzo Caramello [amico storico e event manager, ndr] per l’organizzazione, ho optato per un format diverso.

Ho invitato a casa, sulla terrazza [con un panorama del genere non poteva esserci location migliore, ndr], alcuni artisti emergenti del panorama musicale genovese per provare a ricreare in modo alternativo qualcosa dell’atmosfera tipica degli spettacoli live.

Facci un po’ di nomi…

In anzitutto il mio amico Filippo Cuomo, ovvero Phil Cuomo, piano e voce dei The Uppetones. Lui conosceva già i testi miei e dei Boccanegra storici e questo ha permesso un live molto affiatato.

Un clima di sinergia che credo sia emerso anche nel duetto con il mio maestro Marco Galvagno, una serata importante, giocata suoi toni del “suo” flamenco.

Poi ho voluto anche fare qualcosa di diverso, uscire dalla mia confort zone, sebbene mi trovassi proprio nel mio habitat domestico: ho invitato anche un esponente del rap genovese, Kalt Kay. Questa scelta ha significato maggiori sforzi nella ricerca di un punto di contatto sullo stile.

Anche con Zoé [violoncellista bretone] ho indagato altri panorami, quelli del cantautorato francese un po’ rielaborato da noi in modo divertente.

Con il gruppo degli Eugenia Post Meridiem ho invece puntato al concerto unpplugged…

Beh, un panorama variopinto dal punto di vista dei suoni e degli stili! Ma raccontaci bene cosa succedeva lì, sulla tua terrazza…

Come dicevo, gli appuntamenti erano davvero molto spontanei. Se non fosse stato per il fatto di guardare tutti nella stessa direzione, quella della camera che ci riprendeva, si poteva tranquillamente scambiare i live per delle chiacchierate… fatte di musica e di parole.

Senza voler far torti a nessuno, ce n’è uno che ricordi in modo particolare?

Non vorrei suonare retorico, ma onestamente sono stati tutti talmente vari da essere ognuno indimenticabile per un motivo diverso. La sperimentazione di alcuni e la familiarità e l’affetto personale di altri non possono fare a gara tra loro.

In generale quello che mi hanno lasciato tutti è stato comunque l’aspetto della contaminazione. È stimolante incontrarsi, scontrarsi con generi diversi! Offre una vera opportunità di rinnovamento da un lato e di arricchimento dall’altro. La mancanza di una forzatura ed il clima colloquiale degli incontri hanno permesso che ne uscisse qualcosa di molto bello, secondo me.

Quando il contaminarsi reciproco è sinonimo di creare ponti, di messa di in discussione di sé, di fare ricerca, il risultato non può che essere qualcosa di bello.

Nb. I live sono tutti ancora disponibili sui canali social di Boccanegra! Vi lascio il link qui!

Marco Buccellato, in arte BOCCANEGRA

Marco Buccellato in arte boccanegra

Dopo aver conosciuto il progetto, proviamo a conoscere Marco Buccellato più da vicino

Partiamo dal nome d’arte, Boccanegra. Un nome accattivante… da dove viene?

Facendo un salto nel tempo di qualche anno, Boccanegra nasce a Genova come nome per una band emergente di amici e compagni di liceo. Il tributo è, o meglio voleva essere, alla figura del trecentesco Simon Boccanegra, primo doge della Repubblica marinara genovese, a cui Verdi dedicò un’opera e a cui è tutt’ora intitolata la via dove aveva sede la nostra sala prove.

Voleva essere, perché?

In realtà si tratta di un equivoco! Il personaggio a cui fa riferimento l’insegna è Marino Boccanegra, parente del più famoso Simone, anch’esso personaggio di spicco nelle vicende politiche cittadine.

Quando abbiamo scoperto la verità, ormai sentivamo già un certo feeling con quel nome, intriso di storia, di cultura musicale e di appartenenza alla nostra città. Così abbiamo deciso che, in fondo, che si parlasse di Simone o di Marino poco importava… a Genova d’ora in poi, Boccanegra sarebbe il nome di una nuova band, la nostra.

La prime esibizioni sono state durante le feste di fine anno del liceo e hanno donato una piega ironica allo stile del gruppo. Avevamo in repertorio pezzi del miglior trash italiano. Ma volevamo anche sperimentare la composizione e la scrittura, sebbene in un modo molto naïf, tipico dell’adolescenza. Ci sentivamo come una rock band britannica e le ispirazioni arrivano da gruppi del panorama indie, come gli Arctic Monkeys.

Quando poi, con il diploma, il gruppo si è sciolto, io ho deciso di proseguire come solista. Per quanto riguarda il nome, gli altri hanno dato l’ok.

Quindi veniamo a te… come sei arrivato alla musica?

La mia famiglia, per prima, mi ci ha avvicinato. A quattro anni cantavo – senza sapere cosa stessi dicendo – canzoni di Bob Marley e dei Beatles… mi colpiva il loro potere evocativo, credo.

Ho ricevuto in regalo la mia prima chitarrina, per strimpellare qualche accordo, e finalmente, a nove anni, inizio con le prime lezioni, con il maestro Marco Galvagno. Devo dire che dopo il primo mese di prova, la passione mi ha tenuto incollato alle corde fino ad oggi! Non ho più smesso. Soprattutto all’inizio, l’approccio classico, vicino alle atmosfere espressive del flamenco del mio maestro, mi ha influenzato.

Poi con il tempo mi sono aperto di più, ho sperimentato anche altro… ho cercato molto presto una dimensione personale, con pezzi miei.

Ed ora? Arrivando ad oggi, chi è Marco Buccellato, in arte Boccanegra?

Il passaggio a solista è stato un momento molto importante. Ho lavorato in studio, ho sperimentato. I primi live nel 2018 avevano ancora le atmosfere del gruppo, ma con il primo album di inediti le sonorità sono cambiate. Ora direi di essere in una sorta di mix tra suoni brit-pop molto “chitarrosi” e testi vicini al cantautorato internazionale.

Se devo fare dei nomi, oltre agli Arctic Monkeys, sicuramente Jack White, Metronomy…

E la scrittura?

La parola per me è importante. Il mio lavoro si incentra molto sui testi!

Come dicono Nicola Sannino, produttore con cui sto lavorando, e Filippo Cuomo, amico e tastiera de The Uppertones, “dovrei asciugare”…

Ma a me piace il potenziale evocativo della narrazione, le immagini che si possono costruire nelle menti delle persone attraverso le parole, i testi articolati. Per molto tempo ho scritto canzoni partendo dai testi, solo dopo arrangiando la musica.

Poi, durante il lockdown, ho provato a fare diversamente. Ho ascoltato i consigli e ho scritto il pezzo già pensando alla musica. Mi sono reso conto che lavorando così, anticipando la parte della produzione e sviluppandola in sinergia con le parole, in fase poi di definizione del pezzo, fila tutto più liscio!

È stata una crescita, un’evoluzione nel tuo modo di fare musica.

Sì, ho visto lo studio non solo come il luogo dove andare a registrare, ma anche un importante momento creativo. Ho imparato a gestire il tempo, a non avere fretta.

La chiaccherata con Marco continua tra qualche giorno… [seconda parte]


Boccanegra su FB https://m.facebook.com/boccanegram/

In copertina Sulla terrazza Live con Marco Galvagno – 02.07.2020

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