Napoli

Napoli vista da lontano sembra una ragazzina spettinata che porta una collana di diamanti. Le luci della città saltano a destra e sinistra, a intermittenza, il mare le bagna i piedi mentre la notte ne culla i tormenti, senza che riesca a darsi pace, senza che riesca a prendere sonno. Il cielo viola e vuoto di stelle ne accarezza i lineamenti. Ricorda un padre intento a leggerle una fiaba, aspettando che le si chiudano gli occhi e allo stesso tempo sperando non accada mai, innamorato delle sue domande, incapace di comprenderne il significato di tanto in tanto. Nel silenzio dei suoi respiri mi sento di troppo, un parente odiato ad una cena di natale in famiglia. A quest’ora il rumore delle strade è incapace di nascondere il peso dei miei pensieri, sfuggono dal collo di una bottiglia di birra e nel frattempo il gatto di qualche vicino, girovagandomi attorno, cerca di cacciarmi via dalla mia stessa casa.

Eppure continuo a guardarla senza capirla, ad amarla senza essere ricambiato, affascinato dall’illusione, intossicato dell’insonnia come di quelle relazioni che ti strappano te stesso di dosso e ne calpestano la sagoma lasciandoci sopra un’orma.
Napoli ha paura del buio, ma la bajour è accesa e nonostante il buio la circondi lei neanche se ne accorge. Se la città è il corpo, stretto e sinuoso, sensuale e svestito, il Vesuvio ne è il naso rivolto all’insù e sembra sdraiata a cercare la luna con gli occhi, anche se per sfortuna stanotte si è persa da qualche parte. Un gallo canta in lontananza non sapendo di essere in anticipo di qualche ora e lei ride spensierata, fregandosene del tempo, incapace di percepire gli impegni o forse solo distratta dalla sua perpetua adolescenza. E mentre l’alba in punta di piedi filtra attraverso le nuvole, come quelle sere che tornavo ubriaco a casa e aprivo lentamente la porta per non svegliare nessuno, le sue palpebre si avvicinano sempre di più, fino ad affusolarsi e cadere leggere l’una sull’altra.
Le passo una mano tra i capelli senza che possa sentirmi e quando le ultime luci la sottraggono a ciò che resta dell’oscurità, lasciando che il sonno ne medichi le incertezze, le volte le spalle con aria malinconica.


L’IMMAGINE

Dalila Amendola

Mi chiamo Dalila, ho 24 anni e sono nata e cresciuta nella provincia di Salerno, Battipaglia (SA). Fin da piccola appassionata al mondo dell’arte, decisi di iscrivermi al Liceo Artistico per inseguire la mia passione. Dopo il diploma mi sono trasferita a Pescara dove ho conseguito la laurea triennale in “Disegno Industriale” presso l’ISIA ROMA DESIGN con sede decentrata, e qui ho iniziato ad approfondire gli studi nel campo della progettazione, sia di Product che di Comunication Design.                        


Altri racconti di Alessandro e le immagini di Dalila qui.

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