Punti di vista: Punti di vista: Donna, madre e lavoratrice, 57 anni.

Non capisco perché ogni volta mi devo infilare in questi pasticci. Nessuno mai che si proponga di fare la cena a casa sua e io, a mo’ di samaritana, mi prendo l’onore di organizzare tutto e perdere tempo, quando sono la prima che di tempo non ne ha proprio. Cosa fanno loro per essere sempre così indaffarati? Non credo che loro piglino due voli al mese, passino quindici giorni in uno stato, quindici in un altro, e nei quindici tre giorni a settimana a Milano e altri quattro a Genova. Quindi, ai miei familiari, vorrei anche io dire: «Non ho tempo». Ma com’è che alla fine il tempo io lo trovo e finisco ogni volta ad organizzare le cene di famiglia?

Non si tratta di fare due trofie al pesto Novella pronti in tavola in meno di cinque minuti. Si tratta di fare un aperitivo, un antipasto, un primo, un secondo primo, un secondo, un dolce, l’ammazzacaffè, l’ammazza ammazza caffè, la tisana, la tisanina e la tisanuccia e le probabilità che i parenti dicano pure: «C’è altro?» è molto alta.

Direi che è più che normale che tra due voli, due lavori, due case, due figli e quattordici portate io possa essere spesso nervosa. Più che accettabile.

Quindi, ancora una volta, mi ritrovo al mercato orientale a svaligiare i banchi dell’ortofrutta. Li conosco a memoria ormai. In fondo a destra, gira l’angolo, poi svolta a sinistra, cammina per cinquanta metri e ti ritrovi esattamente di fronte al banco delle primizie di fiducia.

Sono la seconda in fila. Tanto ne ho di tempo per aspettare. Il signore davanti a me sembra in vena, c’è aria di festa. Sta comprando tutti i funghi in esposizione. Speriamo non mi finisca i porcini, se no la cena va a monte. Sua moglie è davvero fortunata.

Quando sono nervosa, cioè sempre, ne combino di belle: non so stare zitta, ho un’innata capacità a farmi gli affari degli altri e, quando posso e non devo, mi permetto pure di fare commenti. Quindi, dopo che il festaiolo ha deciso di non lasciarmi neanche un fungo, non ho potuto evitare di dire la mia.

«Quanti funghi! Io uno come lei me lo spoglierei!» prima figura di merda.

A voi posso dirlo, intendevo dire “me lo sposerei”. Ovviamente l’uomo in giacca e cravatta è rimasto alquanto perplesso, se non disgustato. Poteva tranquillamente finire lì e tutti sarebbero stati felici. Ma no, certo. Dovevo assolutamente rimediare al mio errore in qualche modo e quindi:

«Scusi, mi è venuto un raptus!».

Dio mio. L’agitazione fa brutti scherzi. Ovviamente volevo dire “lapsus”, ma a quanto pare la mia lingua oggi ha deciso di non lavorare. L’uomo, probabilmente con moglie, figli e lavoro, ha giustamente deciso di darsela a gambe da una possibile terrorista.

Però sono contenta: dopo aver urlato a gran voce che, in preda ad un raptus, avrei voluto spogliare l’uomo dalle mille meraviglie, sono riuscita a tornare a casa con i miei porcini. La cena è salva.

Uomo, single, disoccupato. 45 anni.

Oggi è il mio ultimo giorno di vita. Ho deciso. Ho resistito abbastanza e non credo valga più la pena di tentare. Come sono arrivato a questa decisione? Semplice.

Mia moglie mi ha lasciato e ha portato con sé i nostri due figli. Non ha neanche avuto il coraggio di dirmelo in faccia. Si è limitata a lasciarmi un bigliettino sul letto, in cui mi diceva che era finita, che ero diventato noioso e non pensavo ad altro che al lavoro. Tutto qui.

Ora ho un intero appartamento tutto per me e il lavoro a cui pensavo sempre manco ce l’ho più. Mi hanno licenziato un mese fa, poco dopo il felice addio di mia moglie. Loro almeno hanno avuto la cortesia di dirmelo a voce: a quanto pare non do più alcun contributo. Hanno bisogno di persone giovani con menti fresche per dare una svolta all’azienda.

È un mese che passo la giornata spaparanzato sul divano e con una bottiglia di Chablis a farmi da compagna. La televisione è accesa, ma non so neanche cosa stiano trasmettendo ultimamente. Io guardo nel vuoto e, nel vuoto, ieri ho trovato la soluzione all’inutilità della mia vita.

Oggi è il mio ultimo giorno e voglio che sia perfetto. Ho organizzato una cena a casa mia con i pochi amici che mi sono rimasti e che ancora mi sopportano. Non voglio badare a spese. Più spendo meglio è, così meno soldi eredita quella stronza di mia moglie.
Il menù della serata prevede una sinfonia di funghi di ogni tipo: risotto ai funghi, funghi fritti, funghi sott’olio, funghi, funghi e funghi. È il mio cibo preferito e anche l’unica cosa che so cucinare. Marion non mi faceva mai toccare un fornello, diceva sempre che ero un incapace.

Per fare incetta di funghi quindi vado al mercato orientale. Non ci sono mai andato, ma so che la gente va lì per fare grandi spese. Ci metto un po’ a trovare il banco delle primizie. Per fortuna non c’è nessuno e quindi mi possono servire subito. Scegliere non è difficile: devo semplicemente prendere tutto quello che c’è. Il venditore è estasiato, sembra abbia vinto alla lotteria. Menomale che esistono ancora persone che si rallegrano per queste inutili cose. E sono contento che sia stato io a renderlo felice oggi, almeno una cosa buona, prima di morire, l’ho fatta anche io.

Dietro di me c’è una signora che farfuglia. Non capisco se stia parlando con me o con il commesso o da sola. Però mi sta mettendo ansia quella lì. Non bisogna mai fidarsi delle persone che parlano da sole, non portano mai a nulla di buono. Anche lei sembra entusiasta delle mie compere. Non pensavo di rendere migliore la giornata a così tante persone.

«Quanti funghi! Io uno come lei me lo spoglierei!» forse ho capito male.

Ha detto davvero che mi spoglierebbe? Avessi saputo che era così semplice, avrei comprato a mia moglie funghi tutti i giorni. Di certo non avrebbe potuto dire che ero noioso. La signora è diventata rossa fuoco, probabilmente per l’imbarazzo. Io mi limito ad un sorriso, ma non voglio essere distratto dal mio piano.

«Scusi, mi è venuto un raptus!» urla. Stavolta ho capito bene.

Non bisogna fidarsi delle persone che parlano da sole. A momenti questa forse mi strappa i vestiti e mi porta in uno scantinato a sfogare tutte le sue repressioni sessuali. Forse anche lei è in astinenza come me. Potremmo aiutarci a vicenda e magari la vita farebbe un po’ meno schifo. Potremmo passare giornate a cucinare funghi e poi a scopare sul bancone della cucina coperti di fritto.

La signora però non smette di ridere e mi sta dando ai nervi. Anche Marion rideva così quando mi pigliava per il culo e io non riuscivo a farla smettere e mi sentivo sempre un deficiente.
Cosa ride. Si vede così tanto che sono una nullità e che il mondo mi sta cadendo addosso?
Meglio correre a casa. Sono più sicuro che mai del mio piano.


L’immagine

Serena Liistro

Ciao a tutti, cari lettori! Mi presento: sono Serena, ho 26 anni e vivo in Brianza. Ho una laurea triennale in Design della Comunicazione conseguita al Politecnico di Milano e un Master in Illustrazione ottenuto alla Hochschule Luzern, nella Svizzera centrale. Disegno da che ne ho memoria, pare che anche da bambina girassi con una valigetta piena di fogli e colori.

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