primo giorno inizio Alice Alloisio

Arriva sempre, prima o poi, il fantomatico primo giorno. Che sia il primo giorno di scuola, il primo giorno di lavoro, di un nuovo anno, di una grande avventura, è sempre lì, dietro l’angolo. Un nuovo primo giorno.

Che poi, pensandoci, non è che sia tanto diverso da un secondo o un terzo giorno. La sostanza è sempre la stessa. La differenza sta tutta in quel numero. L’1. Apparentemente così piccolo, delicato, sottile. Eppure così pesante, potente, pieno.

E più ti ripeti che non c’è mica niente di cui preoccuparsi, che è un giorno come tanti altri, più tenti di autoconvincertene, più ti sale l’ansia. L’ansia del primo giorno.

“Ah ma l’ansia è positiva eh, tiene alta l’attenzione!”.

Positiva un cazzo. Mi prudono le gengive, mi tremano le mani e mi sudano le ascelle. Cosa ci potrà mai essere di positivo nelle ascelle sudate, proprio non lo so.

“Vabbè ma poi passa, col tempo, devi solo farci l’abitudine…”

E invece sono ancora qui, a 26 anni, con l’ansia del primo giorno. Perché il primo giorno fa paura. Sempre. Anche dopo una collezione di primi giorni, prime volte, prime esperienze, prime paure. Dopo 26 anni, quell’1 pesa ancora come un macigno. Lo sento sempre lì, sulla bocca dello stomaco. Pesaaaante.

Ma forse, pensandoci, la vita sta proprio lì. Tra un primo giorno e l’altro. Tra una paura infondata e un groppo in gola improvviso. Quando è solo l’inizio e la strada sembra ancora così lunga…. infinita. Sì perché è allora che impari a conoscere il valore delle cose, a misurare il peso delle emozioni, oltre che dei numeri. E finisci per scommettere un po’ di più su te stesso. Su quel nuovo orizzonte. Su quell’ennesimo primo giorno.

Giorgia

(scatto di Alice Alloisio)

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