Siamo partiti da Genova un po’ così: molte idee nella testa, tanti pensieri accumulati e sì, anche un po’ preoccupati del dopo. Spesso, prima di partire, ci siamo chiesti: “E se non incontrassimo nessuno?”.

E se… iniziare le domande in questo modo è tipico della società di oggi forse, dove le sicurezze sono sempre meno, mentre le domande e i dubbi aumentano ogni giorno. E se non trovassi lavoro? E se non fossi capace? E se non vogliono parlare con me? E se?

Sono domande che spesso ci bloccano a partire. La paura del “se” facilmente ci fa fare un passo indietro; non rischiamo e così non dobbiamo più rispondere a quel “se” che tanto ci spaventa e ci mette un po’ in una posizione fragile e instabile.

Sono passati dieci giorni e i nostri E se li abbiamo abbandonati e, come ci piace dire, ci siamo lasciati trasportare e ci siamo messi nelle mani delle comunità locali. Non è passato un giorno in cui non abbiamo incontrato e ascoltato realtà e testimonianze di persone che hanno deciso di puntare sulle proprie forze e sui propri ideali di vita che non insegue la norma, anzi, la fugge.

Pietro e Claudia sono capitati per caso sul nostro cammino e, in fondo, sono stati una delle prime realtà a dimostrarci una grande verità: qui i soliti e se non frenano, ma si superano e si affrontano nel nome di una vita più autentica. Persone come Pietro e Claudia hanno cambiato direzione: davanti al bivio, hanno preso il sentiero del coraggio e dell’ignoto, senza però isolarsi e anzi, con una grande voglia di raccontarsi e raccontare.

Un nuovo valore del tempo

Pietro e Claudia sono due giovani ritornanti. Sono nati e cresciuti a Mercatello sul Metauro e poi entrambi si sono spostati a Roma per studiare e lavorare, rimanendo lì per quasi vent’anni.

Ci è voluto un po’ di tempo, ma neanche troppo, perché si rendessero conto che quello che ricercavano in città era molto lontano dalle loro aspettative e che la qualità della vita a Roma non era quella che si erano immaginati. Vivere in città significa avere tante comodità, ma non per questo è facile. Vivere a Roma forse è ancora più difficile. Ci sono tanti aspetti che allontanano le due realtà, ma non si tratta di decidere quale sia più giusta o migliore. Cambia il modo di approcciarsi alle cose, all’intorno e, soprattutto, alle categorie come il tempo e lo spazio.

Il tempo e lo spazio ci circondano e ci plasmano, ma forse ci soffermiamo poco sul loro vero significato. A livello teorico, non cambiano: un anno è composto di 12 mesi, un mese di 30 giorni, un giorno di 24 ore e un’ora di 60 minuti. Da questi calcoli non scappiamo, né in città né in campagna. Ma più che soffermarci sul quanto, forse dovremmo chiederci: come viviamo le nostre 24 ore?

La città è frenesia: siamo sempre di fretta e arriviamo comunque in ritardo. Tutto è scandito, non c’è tempo da perdere, ci arrovelliamo sul fatto che il tempo non sia mai sufficiente per tutto quello che dobbiamo fare, ma alla fine, paradossalmente, quel tempo lo passiamo aspettando. Aspettiamo bloccati nel traffico, aspettiamo in coda al supermercato, aspettiamo la fine del turno di lavoro, aspettiamo l’autobus, aspettiamo e aspettiamo. Abbiamo una così grande smania di fare incessantemente, ma viviamo in un grande ossimoro: il tempo non ci basta mai, ma alla fine perdiamo solo tempo.

Essere creativi e ricercare possibilità

Mi stava cambiando il carattere

Pietro e Claudia erano stufi di aspettare, di cercare di riempire le ore freneticamente e inseguire il tempo, per poi tornare a casa stravolti. Lo ha detto Pietro, gli stava cambiando il carattere ed erano più le volte che si innervosiva di quelle in cui si sentiva soddisfatto.

Ora sono sette anni che sono ritornati a Mercatello. Qui, insieme, hanno deciso di ricominciare e hanno aperto un Bed & Breakfast a Valbuona.

Mani in pasta dal primo all’ultimo giorno: non ci sono state domeniche, natali o pasque.

Ci hanno messo quattro anni per aprire il B&B, quattro anni di duro lavoro, senza pausa. Questo ci dimostra come queste scelte di vita non siano per nulla facili, ci vuole tanta convinzione, e non tutti riescono a rimanere saldi sui propri principi senza sconforto. Ma Pietro e Claudia, invece, non si sono mai arresi e sì, la fatica si è fatta sentire forte e chiara, ma forse il ricordo della frenesia romana e della loro insoddisfazione li ha spronati. Oggi sono qui, il lavoro non è ancora finito (e probabilmente non finirà mai) ma non cambierebbero la loro vita con nulla al mondo.

Qui le categorie del tempo e dello spazio sono cambiate radicalmente. Sono sempre 24 ore, ma quelle ore sono nelle loro mani e non aspettano più. Il tempo sì dilata, ma non si perde: c’è sempre qualcosa da fare, ma si tratta di un fare diverso, che li accompagna nel loro nuovo cammino e che dà sempre frutti.

Erano fuggiti da Mercatello nella speranza di nuove possibilità, ma alla fine si sono resi conto che le potenzialità si trovano ovunque e che sta a noi ricercarle, anche dentro di noi, e in questo senso dobbiamo essere creativi: non è solo il luogo che dà risorse, ma siamo noi che dobbiamo creare le possibilità a partire da essa.

Vivere in un mondo complesso e in connessione

Quando il risparmio dell’acqua lo vivi sulla tua pelle, le cose cambiano. Non è più solo il chiudere l’acqua quando ti lavi i denti. Significa mettere una scodella sotto i rubinetti e raccoglierla e usarla ad esempio per innaffiare i fiori.

C’è un’altra categoria che in queste aree cambia: il significato di parole come essenzialità e superfluo. Qui nulla è scontato, nulla è superfluo: fare una doccia di venti minuti ha un impatto diretto e concreto sulla propria quotidianità. Pietro e Claudia raccolgono tutte le acque piovane, non hanno un allaccio all’acquedotto, ma un sistema di raccolta naturale. È una scelta che comunica tanto: siamo parte della natura, in connessione, scambio continuo. E questo significa che le nostre azioni, le nostre scelte hanno un’incidenza su ciò che ci circonda, un impatto che in città è meno visibile, ma comunque forte e di grande importanza per i nostri territori. Un rapporto, un impatto che ha bisogno di una profonda conoscenza della natura, del territorio e dei suoi ritmi, un legame che piano piano si sta allentando, soprattutto nelle città.

Siamo una grande realtà, parte di un unico sistema che influenza e si influenza e conoscere i meccanismi diventa di fondamentale importanza: proprio per questo, Pietro e Claudia cercano di trasmettere e sensibilizzare anche i loro ospiti, nella speranza che anche loro possano, almeno in parte, portarsi a casa una parte di questa realtà.

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