i'm not even the protagonist of my own story relatable chaos
I'm not even the protagonist of my own story

Fobia. Paura angosciosa destata da una determinata situazione, dalla vista di un oggetto o da una semplice rappresentazione mentale, che pur essendo riconosciuta come irragionevole non può essere dominata e obbliga a un comportamento inteso, di solito, a evitare o a mascherare la situazione paventata.

L’Enciclopedia Treccani è chiara a riguardo, le fobie non hanno niente di razionale, sono istintive, anzi consapevolmente istintive, eppure ognuno di noi ha familiarità con questo stato d’animo.

A volte tendiamo a nasconderle per via della loro natura bizzarra, per pudore o vergogna, o semplicemente per evitare di auto-evocarle mentalmente anche solo parlandone. In altre occasioni invece scopriamo di non essere i soli a provare angoscia per quel qualcosa ed è un sollievo – più grande di quanto non confesseremmo mai a noi stessi – nel ritrovare nell’altro un punto comune proprio lì, dove ci sentiamo più vulnerabili.

Personalmente penso di avere un buon numero di piccole paure irrazionali: le altezze, i luoghi chiusi, la strana sensazione di disagio data dal timore di volersi buttare quando ci si trova in cima a delle scale… Quasi tutte le minimizzo spontaneamente, ci convivo e ci scherzo, qualcuna però sfugge ancora al mio controllo.

Ma le fobie hanno anche un lato divertente, il loro nome.

Per ogni tipo di fobia, dalle più comuni alle più strane e inaspettate, esiste un termine specifico, una parola composta che racchiude in sé tutte le angosce, le ansie e l’estremo disagio provati.

E tutta questa marea impetuosa di sensazioni che ci spazza la mente, una volta che prende forma davanti ai nostri occhi e che viene letta come una parola, con un inizio ed una fine, dei limiti chiari e definiti, una forma ed un suono concreti, perde parte della sua violenza aggressiva. Talvolta ci strappa anche un sorriso.

Le fobie sono irrazionali, consapevolmente irrazionali. Dar loro un nome ci permette di razionalizzarle e quindi controllarle.

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“Fobie”, 12 tarocchi per leggerci dentro

Il progetto “Fobie” di Margherita Caspani, costituito da 12 illustrazioni digitali visibili sul profilo IG @artemarghe, si inserisce proprio in questo tipo di operazione di esorcizzazione.

Non si tratta però di nominarle, bensì di dargli un aspetto, racchiuderle in un’immagine, evocativa e simbolica, all’interno della quale farle vivere, sfogando così parte dell’angoscia che generano.

Nonostante non si tratti di un progetto autobiografico, questa serie di illustrazioni ha un certo impatto emotivo ed una forte carica di fascino. Conosciamolo meglio attraverso le parole di Margherita.

“Fobie” non è autobiografico. Non sono partita da paure a me note, anzi il mio è stato un lavoro di ricerca proprio su quelle fobie che risultano più strane, e di conseguenza affascinanti. È stato un percorso molto lungo, quello che mi ha portato a selezionare le 12 che alla fine ho illustrato.

Sul mio pc avevo – ho – un elenco non indifferente di fobie, le più bizzarre in cui mi sono imbattuta; ogni giorno aggiornavo l’elenco, lo leggevo e rileggevo, e col tempo nella mia mente alcune di esse hanno iniziato ad avere un volto, una forma, dei colori… quelle sono diventate parte della collezione di tarocchi.

Parlami un po’ dell’associazione Fobia–Tarocco. Come ti è venuta? Che significato gli attribuisci?

Sono entrambe due realtà che mi affascinano da sempre, le trovo pregnanti, cariche di simbologie. Inoltre entrambe hanno a che fare con la nostra vita.

Nonostante il loro carattere ambiguo, che costituisce poi parte del fascino che ne scaturisce, sia i tarocchi che le fobie sono in un certo senso parte del vissuto di ognuno: attraverso la lettura della carte possiamo declinare il corso della nostra vita ed in modo simile le fobie ci condizionano l’esistenza nel quotidiano. In loro ci ritroviamo, insomma.

Da qui l’idea di dare alle fobie l’aspetto degli antichi tarocchi, con un’estetica però più moderna.

“Fobie” è un progetto che ha in sé il fascino dell’occulto e la familiarità del nostro quotidiano e tutto ciò è scaturito da un’operazione di ricerca al contempo molto metodica, razionale e molto istintiva. Sono le fobie stesse, i loro nomi, ad averlo ispirato. Un lavoro che ha portato alla nascita di un progetto di illustrazioni concettuali che dà a sentimenti e sensazioni forme fortemente simboliche.

Un progetto che, stando al lungo elenco che ancora vive nella memoria del pc di Margherita, potrebbe in futuro avere un seguito. Cosa da non escludersi visti i riscontri positivi ottenuti dalle prima collezione di tarocchi.

Si può disegnare un’emozione?

Ma la ricerca di Margherita nell’ambito delle emozioni non si esaurisce con “Fobie”.

Anche il suo profilo @relatable.chaos segue il filo conduttore del sentire umano. Si tratta in questo caso di un progetto più articolato, che ha da poco compiuto un anno di vita [tutto è iniziato l’11 luglio 2019].

Mi sono resa conto che alcuni aspetti della vita delle persone non avevano spazio sui Social. Alcuni sentimenti, come ad esempio la vulnerabilità, non venivano rappresentati abbastanza, soprattutto non in ambito creativo. Eppure costituiscono un parte importante della vita di ognuno di noi. Ci sono davvero molto familiari.

Margherita ha così deciso di colmare questo vuoto, creando un profilo ad hoc che raccogliesse alcuni di questi stati d’animo sotto forma di illustrazioni. Un fil rouge, è proprio il caso di dirlo, lega tra loro ogni disegno.

labirinto della mente illustrazioni margherita caspani

È il rosso dei miei occhiali. Quelli che da anni porto e che ormai mi caratterizzano.

Quando mi sono trovata a decidere il tema grafico che le varie illustrazioni avrebbero dovuto avere nel profilo/progetto “Relatable Chaos”, mi è sembrato ovvio partire da loro – dai miei occhiali rossi – perché ormai loro sono parte di me non solo a livello estetico, ma sono parte della mie identità in senso più intimo e profondo. Relatable Chaos, a differenza di Fobie, è un progetto che ha molto di personale e volevo che la cosa fosse evidente.

La forza caratterizzante e puntualizzante del rosso, unito all’espressività del bianco e nero, è diventato un vero e proprio linguaggio, un modo di comunicare che arriva dritto a chi osserva. Un alfabeto visuale che, anche mostrando gli aspetti meno felici del nostro vivere, riesce comunque ad essere rassicurante, nella sua coerenza estetica.

I riscontri sono arrivati e sono il motivo per cui questo progetto è ancora aperto e in continua evoluzione. Si è creata una certa empatia e spesso gli utenti mi scrivono per ringraziarmi di aver messo nero su bianco [e rosso, ndr] emozioni che anche loro provano in prima persona, per avergli dato un volto. E questo mi riempie di orgoglio perché era proprio questo il mio obiettivo.

Mostrare come attraverso il sentire comune, anche e soprattutto nella vulnerabilità, le persone possano ritrovare l’altro e sentirsi meno soli.

E se un giorno tutto questo dovesse cambiare? Se ti si rompessero gli occhiali e fossi costretta a cambiarli, potresti mai immaginarti di fare lo stesso lavoro, ma con un colore diverso dal rosso?

Ammetto di averci pensato, è un’eventualità sia pratica che concettuale. Le persone nel corso della vita cambiano, si evolvono. Ora come ora però non credo che potrei mai vedermi diversa da come sono adesso. I miei occhiali rossi sono il mio punto fermo. Penso proprio che li ricomprerei rossi!

Un disegno per comunicare

Parlando più in generale del tuo rapporto con l’illustrazione – mondo nella quale stai crescendo a livello formativo e nella quale aspiri ad avere un ruolo professionale in futuro – quali sono i traguardi, le tappe raggiunte nel tuo percorso?

La mia aspirazione, l’obiettivo che inseguo, è fare del disegno il mio lavoro. Mi piacerebbe un giorno lavorare come illustratrice per l’editoria. Per ora sono ancora in una fase si crescita e formazione, ma le prime soddisfazioni iniziano ad arrivare.

Oltre ai commenti ed i messaggi positivi che mi arrivano tramite Social, mi sono aggiudicata il 3° posto nel contest che Wacom Italia [azienda leader nel campo delle tavolette grafiche, ndr] ha indetto durante la quarantena.

Si è trattato di 20 miniconcorsi quotidiani: ogni giorno veniva proposta una parola ed ogni illustratore poteva partecipare liberamente con una propria rappresentazione di quel concetto. Chi veniva selezionato in questa prima fase poteva poi passare alla fase successiva. Io sono stata scelta grazie ad un disegno sul tema del “prendersi cura”, mentre il 3° posto in finale è arrivato dando forma al termine “libertà”.

È stata un’esperienza interessante, il confronto era aperto a tutti e così ci si poteva confrontare con illustratori professionisti, appassionati, studenti (come me). È stato molto stimolante. La premiazione è stata tramite canale Youtube, con una giuria che elencava per ciascun vincitore le motivazioni del riconoscimento.

libertà 3 posto wacom contest illustrazioni margherita caspani
Libertà – 3°posto Wacom Italia Contest

E quale è stato il feedback su di te?

Mi ha colpito molto che la mia illustrazione venisse descritta come “leggibile da più punti di vista”, perché è uno dei miei obiettivi. Quando mi viene chiesto di motivare la scelta di tema o di soggetto o cosa volevo dire, tendo a rispondere poco… chiedo piuttosto quali sono le letture degli altri, cosa vedono nei miei disegni, cosa gli comunicano.

È sempre interessante scoprire significati inediti, perché questi finiscono poi per entrare a fare parte del progetto. Non esistono letture giuste o sbagliate; visioni anche diverse possono convivere in uno stesso disegno. È il bello dell’immagine: è globale e al tempo stesso individuale!


BIO

@artemarghe, ovvero Margherita Caspani, inizia la sua formazione nel mondo delle parole. Frequenta il liceo classico, e forse da lì viene il fascino per l’etimologia e l’attitudine alla ricerca che abbiamo visto nel progetto “Fobie”.

Dopo il diploma decide che è il momento di dedicarsi all’immagine, sua passione sin da piccola, e si iscrive al corso di Illustrazione ed Animazione allo IED, che ancora frequenta. Qui si dedica al disegno sia in modo tradizionale, con carta e penna, sia attraverso il mezzo digitale.

Nel suo futuro si immagina come illustratrice per l’editoria.


LINK

@artemarghe https://www.instagram.com/artemarghe

@relatable.chaos https://www.instagram.com/relatable.chaos

Enciclopedia Treccani, voce fobia http://www.treccani.it/enciclopedia/fobia

Wacom Italia https://www.instagram.com/wacomitalia


Per leggere altre interviste di Deborah Salvetti, clicca qui.

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