tavolo da lavoro di Angelo incisore
Angelo Rizzelli incisore di Matera

“UN MESTIERE DI MENTE, DI OCCHI, DI MANI E DI CUORE”

Classe 1940, incisore da più di mezzo secolo. Maestro, artista. Il sorriso negli occhi, l’inchiostro sulle dita e tanta voglia di raccontarsi. Angelo Rizzelli ci accoglie così nel suo laboratorio grafico di via Sette Dolori 10, a Matera.

Una domanda come lasciapassare: «Siete persone curiose, voi?» – basta un cenno del capo perché Angelo rispolveri la sua arte oratoria e cominci a raccontarsi, a raccontarci: la sua storia, il suo passato, la sua vita, i suoi due grandi amori … l’incisione, e sua moglie, che da qualche anno lo ha lasciato: «Mi sta aspettando lassù, e non vedo l’ora di riabbracciarla. Io però gliel’ho detto al Signore, che mi deve far fare l’incisore anche in Paradiso».

Eh sì, perché mezzo secolo non basta. Quando è la passione a muovere le tue mani e accendere la tua mente, giorno dopo giorno; quando quel che si compie non è un semplice mestiere ma un’arte che definisce la propria essenza più profonda, allora mezzo secolo non basta.

E questo si legge nelle pagine di vita di Angelo, leccese d’origine, trapiantato a Matera per amore, con amore. L’amore per un territorio pregno di arte e cultura, storia e tradizione. L’amore per un mestiere antico e delicato, fatto «di mente, di occhi, di mani e di cuore». Di mestieri così, oggi, non se ne trovano più tanti. Forse perché richiedono pazienza, e il nostro è un mondo che va di fretta, corre, galoppa. O forse perché non ci è stata insegnata la passione per le cose più semplici, fatte di soli occhi, mani e cuore.

Ma Angelo ce la mette tutta per trasmetterla, quella passione, e quel bagliore, che prima illuminava i suoi occhi, ora accende anche i miei. E il passo è breve: dagli occhi, alla mente, dalla mente al cuore e poi giù fino allo stomaco, nelle viscere più profonde. Ma accendere gli occhi e scuotere la mente di una giovane donna degli anni ’20, sognatrice disillusa, pragmatica utopista, non è così semplice. Forse perché la mia generazione sembra aver già visto tutto da dietro lo schermo di uno smartphone. Forse perché abbiamo perso la più elementare capacità di restare a bocca aperta, di meravigliarci, di farci travolgere dallo stupore. O forse perché viviamo in un’era fatta di filtri digitali e individuali, e quell’emozione che arriva dritta allo stomaco, che drizza i peli sulle braccia e illumina gli occhi è appannaggio di pochi fortunati curiosi.

Incontrare persone come Angelo è quindi il più raro dei regali. Intimo, inatteso, e forse per questo ancor più bello. In questa tiepida mattina di settembre ho capito cosa sia la passione, cosa spinga un uomo a lavorare una vita, chino sul suo tavolo da lavoro, metodico, attento, un po’ più lento nei movimenti, dopo tanti anni, eppure con ancora la stessa emozione di sempre. Questa mattina ho capito di voler fare questo “da grande”: continuare a emozionarmi ogni giorno come fosse la prima volta, amare la mia professione a tal punto da rivolgermi al cielo, proprio come Angelo quando dice che mezzo secolo di lavoro non basta, quando pretende ancora almeno un’eternità.

Angelo incisore chino sul suo tavolo da lavoro

Certi incontri ti restano addosso come inchiostro sulle dita e quello con Angelo è uno di questi. Un incontro fortuito, un po’ magico, in una città dove la magia si respira a ogni angolo, e riuscire a immortalarla su pellicola sembra impossibile

Eppure, eccola, quella magia, tutta quanta racchiusa fra le quattro mura di un piccolo laboratorio di artigiano, fra le dita, sporche d’inchiostro, di un vecchio incisore, pronta per essere catturata, scatto dopo scatto, racconto dopo racconto.

Oggi, qui, in via Sette Dolori 10, a Matera, ho scoperto l’arte incisoria e ho riscoperto la bellezza della meraviglia.

L’AUTRICE

Giorgia Viviani. Osservatrice curiosa, viaggiatrice appassionata, giovane sognatrice. Vivo la mia vita a 360 gradi, morso dopo morso: amo i contrasti di sapore in cucina e nella vita. Sono alla costante ricerca di un profondo senso di libertà, dell’emozione travolgente, dello stupore accecante. Guardo il mondo attraverso il mio obiettivo e, tra uno scatto e una pagina di diario, provo a raccontarlo, provo a raccontarmi.

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