Racconto

L’ho vista. Non è stata un’allucinazione. Quella è entrata dalla finestra del balcone che affaccia di fronte a casa mia. Tra l’altro è un terzo piano. Quindi piuttosto alto. Da quell’altezza se cadi giù ci puoi restare secco. E in Oxford Street non deve essere un bello spettacolo vedere una ragazza così carina spatasciata in strada, con tutta la gente che passa di lì di lì ogni giorno. Sono infatti portato a escludere l’eventualità che quella ragazza sia una ladra. Come potrebbe mai essere? Aveva lo zainetto sulle spalle. Sarà un’universitaria. Probabilmente ha solo dimenticato le chiavi in casa e non ha trovato nessuno che potesse farla entrare almeno nel portone. Del resto non mi sento di biasimarla. Con il freddo che ha fatto in questi ultimi giorni non si può attendere a lungo in strada che qualcuno ti apra. Certo, però, che anche decidere di arrampicarsi come l’Uomo Ragno… per prima cosa devi essere capace, e poi devi averci un bel pelo sullo stomaco, non solo per la paura di farti male, ma anche di essere beccato da qualcuno come il sottoscritto che potrebbe tranquillamente decidere di chiamare la polizia.

Cavoli… E se fosse davvero un’effrazione? Perché in fin dei conti dicono che proprio i più insospettabili sono quelli che si macchiano di crimini indicibili. Mi sa che ho visto troppo CSI. Sto diventando paranoico. Ma no, per forza è andata così: studentessa universitaria con la testa fra le nuvole dimentica le chiavi di casa e trova una soluzione originale per entrare nel suo appartamento.
Non ho fatto caso se abbia rotto il vetro della portafinestra o no. Che stupido. Come detective sono una vera pippa. Forse dovevo solo chiamare la polizia e stop. Nel caso la ragazza avrebbe detto che si trattava solo di un malinteso e che bla bla bla. Insomma, alla fine mi avrebbe pure ringraziato e magari ci scappava anche un aperitivo insieme.
Ormai è andata. Terrò sotto controllo il portone. Devo essere sicuro che quella ragazza viva davvero lì.

8.30! Cristo se sono in ritardo oggi! Devo iniziare a scrivere e in fretta. Ho una consegna entro le 18. Non connetto stamattina. Del resto stanotte alle 3 ero ancora lì che fissavo il soffitto. Pensavo e ripensavo a quella “Ragazza Ragno” che entrava dalla finestra. Un’altra notte così e sono pronto per un ricovero volontario in Psichiatria.
Barcollo verso la macchinetta del caffè in cerca del conforto di quel gusto forte che mi rimette al mondo. Tre minuti e l’aroma della bevanda salvezza si diffonde in cucina. Verso il caffè, torno alla finestra. In realtà sto ancora dormendo. Scosto la tenda. No, non ci credo! Sto sognando! Ditemi che sto ancora sognando!

È lei! È ancora lei, cristo di un dio! Lo sta facendo di nuovo. Non ci posso credere. Però adesso scende. Cioè esce dalla portafinestra e si cala giù dal balcone lungo la grondaia. Questa è fusa. Ma si è bevuta il cervello a calarsi giù a mo’ di Uomo Ragno? Stanotte poi ha anche ghiacciato. E se scivola? Ma l’uso delle scale o dell’ascensore non lo conosce questa? Non mi serviva una prova di forza per avere la certezza che non fosse una ladra…
Mi resta da capire perché una ragazza così giovane, dall’aspetto normalissimo, decida di fare una cosa tanto assurda.

Sono le 18.30. Ho consegnato il mio lavoro. Confesso: avevo fretta di finire perché ho un piano. Voglio sapere di più della Ragazza Ragno. Mi occorre il mio meraviglioso teleobiettivo. Giace abbandonato in solaio dall’ultimo safari in Africa. Era il 2014, se non erro.
Resta il fatto che se qualcuno mi vede rischio una denuncia. Anche se, a dire il vero, quella da denunciare per prima sarebbe la Ragazza Ragno. Sarà pure casa sua quella, ma si è mai vista una che sale e scende dalla finestra e poi dal terrazzo di casa sua come se fosse la cosa più normale del mondo?
A ogni modo sistemo tutta l’attrezzatura – e devo dire con non poca soddisfazione – e mi preparo alla mia lunga fine giornata di osservazione. Adesso sono io il ladro che va a rubare in casa d’altri.

Mi è bastata mezzora per capire che cosa rotea nella testolina di quella ragazza apparentemente così normale. Si muove in casa come un felino in bilico su una corda tesa sul vuoto. Saltella come un grillo da una mattonella all’altra di casa e resta ferma a pensare – credo – su quale sia la mossa successiva da fare. Poi apre e chiude il frigo cento volte, controllando più e più volte che i piedi siano perfettamente allineati sulle due mattonelle bianche e non sfiorino, neanche per sbaglio, le nere. Nel giro di mezzora avrà ripetuto gli stessi movimenti con la stessa cura e attenzione almeno venti volte. Adesso è riuscita, saltellando appunto come un grillo, ad arrivare fino alla fine del soggiorno.
Sta osservando con estrema riluttanza il corridoio che le si para davanti.

Sistemo lo zoom e glielo punto sui piedi per capire meglio. In tutta questa storia mi pare che i piedi giochino un ruolo decisivo.
Mi fa venire in mente quel film in cui tra i vari pazienti psichiatrici ce n’era uno proprio come lei. Chi ha questo disturbo non può camminare o calpestare determinate righe perché, se lo fa, rischia che accada qualcosa di catastrofico e irreparabile. Le righe calpestate, nella migliore della ipotesi, equivalgono a morte e carestia.
E poi c’è l’impellente urgenza di ripetere più e più volte tutta una serie di gesti che servono a rassicurarti che hai davvero fatto quella determinata cosa che temi di non aver fatto. Vedi la Ragazza Ragno con il frigo. Oppure il gas o la porta di casa prima di uscire. Ricontrolli un milione di volte per esserne davvero certo. Alcune volte torni pure indietro.
Ecco, immaginate questa coazione a ripetere volta solo a tranquillizzarti che non avverranno catastrofi epocali, quando deve conciliarsi con l’altra paranoia: non dover calpestare le righe.
Povera ragazza, deve essere un incubo vero. Controlla centinaia di volte di aver chiuso la porta di casa ma poi si cala giù dal balcone. Cioè: chiude la porta di casa e poi torna indietro facendo un percorso surreale per non calpestare le righe e trova il coraggio di calarsi dalla finestra. E poi ha paura di calpestare una riga! Di calpestare una riga ma vi rendete conto?

La Ragazza Ragno è riuscita a conquistare la strada senza spappolarsi a terra. Deve essere diventata esperta ormai. La cosa che trovo strana – se non fosse già abbastanza strano tutto quello a cui ho assistito in questi due giorni – è che con tutto il passaggio che c’è in Oxford Street nessuno abbia notato una Ragazza Ragno che saliva e scendeva da una grondaia almeno un paio di volte al giorno.
È anche vero che ormai la gente vive in un mondo per il quale non sente alcuna appartenenza. Nota solo le cose che non vanno. Non cammina più curiosa con il naso all’insù. Se sapesse quanta vita vera c’è al di sopra di noi – ma anche al di sotto – potrebbe uscire dall’egoismo che la imprigiona.
Ma occorre avere una mente aperta, essere flessibili e forse strani (?) come la Ragazza Ragno per avere una chance di vedere le cose con altri occhi.

Ma bando alle ciance. Certe persone non meritano nemmeno che io mi dilunghi in una dissertazione simil filosofica.
Restiamo con i piedi per terra. O meglio, per aria, come la Ragazza Ragno. Quale sarà la sua prossima mossa?
Attendo curioso il suo ritorno, il suo originale rientro a casa come un bambino aspetta di scartare un regalo.
Era tempo che non succedeva qualcosa d’interessante da queste parti.
Oddio – povera ragazza – se mi sentisse! Non voglio certo ridurla a un fenomeno da baraccone, quella sta male sul serio. Però ha trovato un suo modo, si è adattata alla sua condizione.
Forse nel suo strano mondo c’è più gioia che nel nostro.

Si son fatte già le nove di sera. E lei non è ancora tornata. Sono un po’ preoccupato. Ormai mi par di conoscerla quella ragazza saltellante nel vuoto.
Appena ho scoperto il suo disturbo la credevo una vittima, ora mi pare un’eroina. Le manca solo la tutina da supereroe. Quella ragazza, anche se forse non ne è consapevole, ha colto il mistero della vita.
Qualcosa nel suo corpo e nei suoi movimenti, sa come muoversi in bilico su un filo sottilissimo. I fili della ragnatela se non sono ben tesi, rischiano di farla precipitare giù.
Be’, lei è al di sopra, o al di sotto, di tutto questo. Lei rotea nell’aria, non calpesta le linee. Vuole la geometria ma al contempo la rinnega.
Trova sempre il modo per aggirare gli ostacoli di una vita che vorrebbe imprigionarla.
La Ragazza Ragno ha imparato a dire “no”. Non cade più nella rete delle linee.
Lei stessa è la rete.
La Ragazza Ragno ora si protegge da sola.
È al di sopra delle miserie terrene, si sporge nel vuoto, sente la vertigine ma non se ne lascia sopraffare.
La Ragazza Ragno non ha più paura della vita.
La Ragazza Ragno è libera di volare.


L’autrice

Valeria Cudini

Valeria Cudini, pisana d’origine e milanese d’adozione, è giornalista professionista e lavora in ambito editoriale da oltre un ventennio. Inizia come correttore bozze alla Rcs, per poi passare al lavoro di editing e scouting di nuovi autori in vari studi editoriali.
Nel 2006 approda al giornalismo scientifico divulgativo quasi per caso, ma poi si appassiona di medicina e da allora scrive per un decennio di salute. Lavora in redazioni di settimanali e mensili che si occupano di salute e benessere, mamma e bambino e nel 2015 esce il suo “Mamma a 40 anni” per Giunti editore. Più o meno negli stessi anni fonda un blog dedicato ai bambini improntato al mondo magico della fiaba: www.bambinisinascegrandisidiventa.it. La scrittura di fiabe e filastrocche la coinvolge e la porta a scriverne per un progetto digital-farmaceutico sul tema della corretta alimentazione e la buona salute per cui riceve un premio dal ministero della Salute.
Amante del food, ne scrive per alcuni magazine online da alcuni anni, così come di cinema, altra sua grande passione. Il lifestyle sta diventando il suo settore di elezione.
La capacità d’instaurare nuovi contatti, la pratica costante dei social, la partecipazione a eventi di settore e la costante ricerca di allargare conoscenze e competenze in ambito food and beverage, cinema, libri, arte e musica sono state determinanti per farle decidere di “metterci la faccia” e dar vita a un ambizioso progetto di agenzia di comunicazione a 360 gradi www.360keypress.com.
Nell’ultimo triennio è stata docente supplente di Lettere alle Scuole Medie, ha seguito alcuni corsi di scrittura creativa dedicandosi alla scrittura di racconti. Attualmente sta lavorando a un romanzo in parte autobiografico.
In questi mesi ha ideato un canale YouTube L’Unione fa la forza Cultura, uno spazio di condivisione libera su progetti culturali di vario tipo e sta per lanciare un suo nuovo blog.


L’immagine

Serena Liistro 

Ancora, Serena Liistro, all’interno del progetto “Un racconto – Un’immagine” ci ha dato la possibilità di avere un nuovo sguardo sul racconto, non solo con le parole, ma anche con i nostri occhi.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here