kunigo progetto libro fotografico sui gesti nel mondo

Kunigo. Non nascondo che la prima cosa che mi ha colpito è stato proprio il nome.

Non ne conoscevo il significato, non ne avevo indovinato subito la provenienza linguistica, ma quella parola, così strana, bizzarra, ed allo stesso tempo familiare, mi girava in testa. Mi aveva fatto fermare lo scrolling su Instagram, in un pomeriggio di decompressione cerebrale lasciata impropriamente e ingenuamente in mano al social network, e ora mi suonava nella mente. E suonava bene.

Volevo saperne di più.                                                                          

“Dopo svariate ricerche, abbiamo optato per la parola KUNIGO – in esperanto Unione -, che ci è piaciuta sin da subito anche perché ci trasmetteva un senso di eleganza.”

Kunigo è un libro fotografico. Nasce da una ricerca della fotografa Beatrice Fanari, in collaborazione con due realtà giovani, Fuco – Fucina Contemporanea e Calotaip, e le persone dietro a queste realtà, ovvero Chiara Capuano, Giulia Moscatiello e Maria Serena Bongiovanni.

Kunigo è un libro fatto di gesti, ritratti e still life. È un viaggio visivo ai confini tra la ricerca linguistica e quella fotografica. È un viaggio che, attraverso le sue pagine, tocca diversi angoli del mondo e ne indaga i gesti, i modi di fare e di usare il corpo per comunicare, ancor prima che venga la parola.

Kunigo è un libro che vuole provare ad abbattere gli ostacoli alla comunicazione ed il rischio di incomprensioni, in un momento storico in cui capirsi sembra ogni giorno sempre più necessario.

copertina libro fotografico kunigo

INTERVISTA

La parole che seguono sono frutto del lavoro di tutte le persone coinvolte nel progetto. Abbiamo deciso insieme di dar loro voce in modo corale, come corale è stato il lavoro per Kunigo. Buona lettura!

Persone

Raccontateci un po’ chi siete. Di cosa vi occupate, ma soprattutto cosa vi appassiona e quale è stato il vostro ruolo nel progetto.

KUNIGO è un progetto a più voci [la cui prima edizione di stampa è già sold out, ndr], nato dall’incontro di quattro persone diverse.

Chiara e Giulia, storiche dell’arte e promotrici dell’associazione culturale FUCO Fucina Contemporanea, di base a Pisa, si occupano principalmente di promozione di arte contemporanea sul territorio e organizzazione di eventi e festival culturali. Laureate in Beni Culturali, durante i loro eventi cercano di proporre l’Arte nel senso più ampio del termine: musica, letture, teatro, danza, editoria in una contaminazione costante che è diventata la cifra caratteristica del loro operare. Il loro ruolo nel progetto è stato strategico al fine di individuare i fondi per sostenerlo e promuoverne tutto il percorso di lancio, realizzazione e diffusione.

Beatrice è la fotografa, lo sguardo attento, sperimentatore e curioso dietro ogni scatto. Laureata all’Università di Pisa in lingue e letterature straniere con un percorso storico artistico, sin da adolescente si dedica alla fotografia, inizialmente come un gioco. Solo più tardi, con la maturità, ne comprende le possibilità comunicative. Attratta dalle diverse sfaccettature del linguaggio, si interessa in modo particolare al corpo e alla sua capacità comunicativa ed è da qui che nasce Kunigo.

Maria Serena è la fondatrice di Calotaip, piattaforma di ricerca sulla fotografia contemporanea e la foto editoria indipendente. Laureata in Beni Culturali, intraprende un percorso di formazione che la porta in giro per diverse città, dove scopre diverse realtà editoriali indipendenti e si mette alla prova nella comunicazione dei linguaggi artistici e negli studi sull’accessibilità museale e il coinvolgimento delle persone tramite processi creativi da inserire nella quotidianità. Oggi l’editoria e la didattica d’arte sono le due parti fondamentali di quello che fa e lo sono anche in questo progetto per cui ha curato la struttura compositiva.

Incontri

Come vi siete conosciute? E come è nato il progetto? Considerato il periodo, immagino ci sia lo zampino del mondo telematico…

Ci conosciamo tutte e quattro da diversi anni, avendo frequentato la stessa Università (ormai anni fa) e gli stessi ambienti a Pisa.

La sintonia reciproca, la particolarità dei percorsi intrapresi da ognuna e l’impegno per i progetti che seguiamo in parallelo si sono incontrati per la prima volta quest’anno dando vita e forma a KUNIGO.

La voglia di fare qualcosa insieme, in grado di rappresentare tutte e di unire i nostri personali interessi e progetti al desiderio di trattare i temi della comunicazione e dell’interculturalità, hanno fatto sì che l’idea non rimanesse una suggestione, ma si concretizzasse giorno dopo giorno.

L’idea del progetto è nata prima del folle periodo storico che stiamo vivendo – tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 – ma è diventata più concreta durante la quarantena, per cui sì, c’è lo zampino del mondo telematico. Sia per quanto riguarda l’aspetto prettamente tecnico di progettazione e di lavorazione al progetto – le mille videochiamate, messaggi, etc. per abbattere i km che ci separano – sia per una serie di scelte prese in conformità ai tempi che corrono – ad esempio la realizzazione del corso di avvicinamento alla LIS-Lingua dei segni italiana in forma telematica.

Visto che siamo in tema, cos’è per voi la comunicazione? Se vi chiedessero di definire l’atto del comunicare, quali parole (o altro mezzo) utilizzereste?

Il riferimento all’atto del comunicare potrebbe portarci a riflettere in termini semiotici su una questione di ruoli tra chi emette e chi riceve un messaggio. A noi interessa che si crei una condizione di condivisione, per cui comunicare corrisponde a un venirsi incontro, un continuo arricchimento.

Ogni qual volta si tenta di avviare una comunicazione, a prescindere dal supporto usato, si avvia una trasformazione e si dischiude qualcosa. Il passo successivo è abbandonare una posizione egemonica nella trasmissione di un messaggio e dimostrarsi aperti anche a un’eventuale ridefinizione del valore della parola (anche in forma d’arte) e degli strumenti del comunicare, soprattutto se si punta al rafforzamento e al consolidamento della comprensione e del dialogo reciproco tra culture, attraverso la promozione del patrimonio culturale e della presa di coscienza generale legata al patrimonio culturale di ognuno.

Nel nostro specifico caso il valore della parola passa anche dai gesti e la bellezza dei gesti diventa anche arte.

riso e bacchette dalla cina anteprima libro kunigo
Riso e bacchette (Cina)

Parola / Esperanto

La scelta dell’operato per il titolo è in perfetta sinergia con significati e scopo del progetto, ma non è di certo una lingua che si possa (ancora) definire di uso comune… Come vi è venuto in mente? Come siete entrate in contatto con questo idioma?

La scelta del titolo è stata una questione spinosa e proprio per non privilegiare una lingua in particolare, sotto consiglio della fotografa Beatrice, abbiamo scelto l’esperanto, che nacque con lo scopo di facilitare il dialogo tra i diversi popoli, cercando di creare comprensione e quieto vivere con una lingua appartenente all’umanità e non ad un singolo popolo. Dopo svariate ricerche effettuate dalla fotografa, abbiamo optato per la parola KUNIGO – in esperanto Unione -, che ci è piaciuta sin da subito anche perché ci trasmetteva un senso di eleganza.

Immagine / Fotografia

Nel senso comune esiste il falso mito dell’immagine come universale. Spesso si dice che le immagini possono parlare da sole, che il testo è superfluo… le parole ingannano, gli occhi no…

Ma come ha fatto emergere il vostro progetto non è sempre così. Anche le immagini – i gesti in questo caso – seguono codici precisi, codici che appartengono a determinate culture, proprio come succede per la lingua. Siamo dunque destinati all’incomprensione? Non esiste scampo alla biblica condanna di Babele?

Sì, forse siamo destinati all’incomprensione ma non pensiamo che sia una cosa negativa anzi crediamo fermamente che cercare di capire l’“altro” sia una risorsa, una forma di apertura che porta ad un arricchimento culturale. È quindi un’occasione che dovremmo cogliere sempre, senza fermarci ai primi prevedibili ostacoli ma cercando di superare qualsiasi tipo di barriera che troviamo dinanzi a noi.

A nostro avviso è anche una forma del vivere quotidiano da mettere in pratica durante questi tempi incerti e a tratti nefasti, una chiave di lettura possibile che permette di cogliere diverse sfumature del presente e di interpretarle al meglio.

Paradossalmente la biblica condanna alla torre di Babele diventa uno sprone, un codice di lettura interpretativo della realtà e della società circostante e perché no, un modo per migliorarla.

Fotografare una parola

Ora una domanda più tecnica, rivolta a Beatrice, autrice degli scatti… Aldilà dei ritratti e degli still life, i soggetti dei tuoi scatti, mi pare di capire, sono gli atti comunicativi che stanno dietro al soggetto che vediamo.

Com’è “fotografare una parola”?

Non è stato così scontato come si possa credere, soprattutto quando si è abituati a ritrarre delle emozioni.

Il vero sforzo nel rappresentare i gesti, oltre alla ricerca, è stato ricreare un ambiente veritiero, proprio come l’ambiente teatrale, per far immedesimare i miei soggetti; con alcuni di loro abbiamo simulato veri e propri scambi di parti per rendere il gesto più autentico possibile.

sigi musicista inglese incrocia le dita tazza di tè inglese anteprima kunigo
Sigi, musicista & tè (Regno Unito)

Editoria indipendente

Il progetto ha dato origine ad un libro fotografico… com’è nel panorama editoriale e culturale di oggi, l’esperienza di una produzione indipendente? Un atto di resistenza o piuttosto il sintomo di un mondo “sotterraneo” vivo e vitale?

La realtà dell’editoria fotografica indipendente è complessa ma davvero viva.

Da una decina d’anni c’è stato un interessante sviluppo del settore che ha portato alla creazione di nuovi festival e all’apertura di librerie specializzate ma il pubblico coinvolto è ancora prevalentemente di nicchia, legato al settore di appassionati e addetti ai lavori e, proprio per la ridotta distribuzione, richiede coraggio e un certo gusto per il rischio.

Da questo punto di vista Kunigo non si pone come portavoce e simbolo di un atto di resistenza, quanto come esperimento e tentativo di superare la barriera tra il più tradizionale lettore di libri di testo e il cultore dell’oggetto libro fotografico, che trova un bacino di fruizione ben più limitato. Noi ci siamo fin da subito interrogate sui limiti e il potenziale di questo prodotto così particolare e di come Kunigo volesse entrare a far parte di questo mosaico di produzioni grandi e piccole sul panorama nazionale e internazionale.

L’editore Enrico Mistretta ha scritto che “C’è chi legge per cercare di far leggere anche agli altri ciò che gli pare degno di essere letto. Quest’ultimo è quello specialissimo tipo di lettore che della lettura ha fatto una professione: l’editore”.

Ecco, noi abbiamo cercato di essere quelle specialissime lettrici che mettono tra le pagine di un libro fotografico ciò che gli pare degno di essere guardato e vissuto: la bellezza del modo di comunicare dell’altro che poi è la base della nostra visione del mondo.

pistilli di zafferano e behfar iran anteprima kunigo
Zafferano & Behfar (Iran)

Comunicare a tutti, comunicare tutti

Ho letto nel comunicato la volontà di aprire questo progetto alla partecipazione di tutti…

Potete spendere qualche parola per spiegare i motivi di questa a scelta e svelarci qualche ipotesi (se già ci sono) di evoluzione del progetto nel prossimo futuro?

L’anima di questo debutto editoriale sta nell’apertura e nel desiderio di comunicazione a tutti e per tutti per cui, fin dall’idea originaria, era presente in noi la volontà di estendere ed eventualmente continuare il progetto.

La nostra intenzione era e resta quella di raccogliere una serie di gesti preferiti e/o importanti per le persone interessate in modo da creare una galleria visuale di gesti dal mondo; per ragioni logistiche e di tempistica non è stato possibile raccoglierli ed inserirli nell’edizione cartacea ma non escludiamo che in futuro si possa realizzare, magari in versione virtuale. Ci piacerebbe coinvolgere anche fotografi in viaggio che possano raccogliere altri gesti e portarci alla scoperta di altri significati.

Un progetto connesso a KUNIGO è la realizzazione del corso di avvicinamento alla lingua dei segni italiana – LIS – poiché all’interno del fotolibro i gesti sono tradotti anche nella lingua dei segni. Rispettando l’ottica di inclusione e di apertura comunicativa che caratterizza l’intera idea, abbiamo avviato un corso base gratuito e telematico, finanziato dall’ente DSU Toscana che è anche l’ente finanziatore di KUNIGO.


Per conoscere dal “vivo” Beatrice, Maria Serena, Chiara e Giulia, l’appuntamento è domani!

Giovedì 19 novembre alle h 21.30, una presentazione in diretta streaming sulla pagina Facebook di FUCO Fucina Contemporanea porterà Kunigo fino a casa vostra. [Vi lascio il link qui sotto]

KUNIGO: Presentazione del libro evento Facebook

FUCO Fucina Contemporanea Instagram / Facebook

Calotaip Instagram / Facebook

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