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Wild Matters nasce nel 2017 dall’intenzione di Eleonora Vecchi e Natan Feltrin, legati da una passione naturalistica e da un percorso di studi in ambito ecologico-filosofico. Dopo anni di divulgazione, articoli, collaborazioni ed esperienze sul campo – viaggi dalla Galizia alla Finlandia, attraverso Balcani, Inghilterra e Scozia – decidono di trasformare la loro piattaforma online di divulgazione generale in una vera e propria accademia alternativa, più libera rispetto ad un ente universitario ma che, tuttavia, non difetta mai di serietà scientifica.

Wild Matters promuove il modello innovativo di rewilding; si tratta di un metodo originale per rinnovare la conservazione delle specie che si distanzia dalla conservazione biologica: anziché operare un’ingerenza umana continua sulla natura, è invece proposto un intervento più radicale e invasivo subito per lasciare poi, alla comunità ecologica, la possibilità di autodeterminarsi senza secondi fini utilitaristici e antropocentrici.

L’ecologia infatti, come ribadisce a più riprese Eleonora, dovrebbe basarsi sul riconoscere quali siano davvero le dinamiche utili per un funzionamento sano degli ecosistemi e mai un discorso fra interessi umani. Un esempio di quest’ultima circostanza è la strumentalizzazione politica del caso dell’orso M49 in trentino, la rimozione del quale va a rispecchiare l’interesse di alcune lobby. Ad alimentare il generale consenso rispetto al controllo numerico, purtroppo, si aggiunge una mancata comprensione socioculturale circa cosa significhi realmente ospitare sul territorio un animale così carismatico e potenzialmente problematico in alcuni contesti.

Natan approfondisce allora la nozione di Minimum Viable Population (MVP): volontà di ridurre ai minimi termini una specie, senza desiderarne l’estinzione, ma consentendo che sia sufficientemente numerosa da garantirne la sopravvivenza. Leggendo con attenzione ci si accorgerà che dietro quello che viene chiamato controllo della popolazione – termine scientifico per indorare una pillola indigesta – si cela invece il meccanismo dello sterminio.

No, non è un salto troppo lungo quello che porta all’olocausto: non è un caso che sovvenga la campagna nazista di Hitler, dopotutto gli stessi metodi di sterminio (campi di concentramento, camere a gas) erano ispirati al primo mattatoio industriale di Chicago.

Se l’etica è appannaggio di chi la decide – semplicemente perché ha il potere di farlo – e non della logica, si apre la porta a quello che viene chiamato specismo. Il problema dell’assumere lo specismo come razionale è che legittimerebbe automaticamente tutta una serie di altre forme di violenza: razzismo, sessismo, sfruttamento delle minoranze.

La porta dell’empatia e dell’etica – come la chiama Natan – si può sempre aprire o chiudere. Spetta a noi scegliere di essere individui migliori, scegliere di non perpetrare violenza laddove non è necessaria e di prenderci cura della nostra Madre Terra, attraverso un cambiamento radicale di mentalità. Tutto questo per scongiurare problemi sempre più imminenti quali la sovrappopolazione, il riscaldamento climatico, arrivando in ultima istanza persino all’autoestinzione.

Elena Turrin


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Se volete approfondire il viaggio di Eleonora e Natan visitate il loro blog www.wildmatters.it o il sito di ReWild Academy www.rewildacademy.it

In copertina una foto presa dalla gallery del blog

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