Il 1 ottobre 1856 la rivista La Revue de Paris inizia la pubblicazione a puntate del romanzo più celebre di Gustave Flaubert, maestro del realismo francese e precursore della narrativa moderna. Si parla ovviamente di Madame Bovary, la cui pubblicazione provoca immediatamente un grande scandalo tanto che il direttore della rivista, Léon Laurent-Pichat, è costretto ad interrompere la pubblicazione.

Fotografia dei costumi di una borghesia di provincia, la stesura del romanzo costa una grande fatica all’autore. L’argomento, i personaggi e l’ambiente sociale che tratta lo disgustano. Ma in gioco c’è qualcosa di più: una sfida che Flaubert, dopo tanta fatica, riuscirà a vincere. Si tratta di mettere alla prova una letteratura autonoma, emancipata, incentrata sulla perfezione della lingua e dello stile. Niente lirismo, nessuna riflessione, personalità dell’autore assente: Flaubert mira al grado zero della finzione. E tanto più l’argomento è ignobile, tanto più vale la sfida. Il giorno dopo la pubblicazione delle prime pagine del romanzo su La Revue de Paris, Flaubert scrive al direttore:

<< Credete forse che questa ignobile realtà, la cui rappresentazione vi disgusta, non faccia scoppiare il cuore anche a me? Se mi conosceste meglio sapreste che detesto la vita ordinaria. Personalmente me ne sono sempre tenuto il più possibile lontano. Ma esteticamente ho voluto, per questa volta, e solo per questa, praticarla a fondo. Così ho preso la cosa in modo eroico, così minuzioso, accettando tutto, dicendo tutto, dipingendo tutto>>.

Pare che la storia di Madame Bovary sia ispirata ad una vicenda veramente accaduta, accentuando così il tratto realistico dell’opera. Ma questa realtà che Flaubert aveva raccontato con tanta fatica scandalizza e l’autore finisce nel mirino della magistratura. Il romanzo viene attaccato dai pubblici inquirenti del Secondo Impero e Flaubert viene processato nel tribunale di Parigi nel corso di due udienze: quella del 29 gennaio e quella del 27 febbraio 1857. Ne esce però assolto grazie alla genialità e alla lungimiranza del suo avvocato, Antoine Marie Jules Sénard. Il romanzo viene messo sotto accusa per offese alla pubblica morale e alla religione. Il problema del libro non è dato tanto dal fatto che la protagonista intrattiene relazioni adulterine, non è il fatto ad essere giudicato. Ad essere condannate sono invece la passione, l’entusiasmo, il piacere con cui Emma vive queste esperienze. Secondo l’accusa il romanzo possiede una sua pericolosità pedagogica: il rischio è quello che una lettrice possa sentirsi legittimata nel provare piacere compiendo atti immorali, senza sensi di colpa e senza rimorsi.

Ma l’avvocato di Flaubert difende il suo cliente ponendo l’attenzione su una strategia narrativa che più tardi, alla nascita della narratologia, prenderà il nome di “discorso indiretto libero”. Attraverso questa forma le parole e i pensieri dei personaggi vengono riportati nel testo indirettamente, senza sintagmi di legamento. In questo modo il narratore da voce ai pensieri dei personaggi, che sono però solo ed unicamente degli stessi personaggi. Il narratore non fa altro che riportarli. Anticipando i tempi Sénard non solo individua il processo narrativo ma lo utilizza anche per spogliare Flaubert da tutte le accuse: i pensieri, le parole, l’immoralità di Emma Bovary appartengono solo ad Emma Bovary e il narratore (tanto meno l’autore) non ne ha alcuna responsabilità. E così Flaubert viene scagionato, dal discorso indiretto libero e dal suo eccellente avvocato.

Il destino del romanzo lo conosciamo: viene pubblicato in volume dall’editore Michel Lévy nell’aprile nel 1857, riscuote un buon successo di pubblico e di critica ed entra nella storia della letteratura come uno dei primi esempi di romanzo realista.


FONTI

  • Letteratura. Teorie, metodi, strumenti di Federico Bertoni

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here