enrico giudici tales from the north reportage

Istintivamente, il progetto Tales from the North di Enrico Luigi Giudici, evoca nella mente il ricordo di alcuni racconti di Jack London letti durante l’infanzia con protagonisti boschi, lupi, possenti orsi, cacciatori o marinai alle prese con la natura più selvaggia e difficile.

Sono immagini che in realtà tendiamo ad associare indistintamente le une alle altre e alla quale non sapremmo dare una collocazione geografica o temporale precisa; potrebbe essere un fiordo norvegese o una distesa di ghiaccio artica, un bosco del Canada settentrionale oppure un piccolo lago quasi sconosciuto accanto ad un accampamento norreno alle isole Fær Øer.

Chi conosce, o ha avuto un qualche contatto, con il genere metal, a questo punto avrà quasi di certo nella mente i suoni ed i video storico-fantastico-naturalistici dei tanti gruppi che negli anni hanno dedicato al “tema del Nord” un’infinità di melodie, testi e canzoni. Personalmente nella mia testa si è appena creato un cortocircuito fatto di White Skull, che tra l’altro nel 1999 hanno pubblicato un album dal titolo Tales of the North, e Nightwish.

[A proposito dei Nightwish, il sottofondo consigliato per questo articolo è The Islander del 2007]

enrico giudici tales from the north reportage
Svalbard, Northernmost Norway

Tales from the North: un intreccio di parole ed immagini.

Parlando con Enrico scopro che i suoi Racconti dal Nord nascono in prima battuta come reportage fotografico, frutto di una serie di viaggi iniziati ormai tre anni fa, durante gli studi in Accademia a Brera, e via via diventati sempre più frequenti e più lunghi: prima una manciata di giorni, poi settimane, ora esperienze di circa 3 o 4 mesi. La possibilità di passare in questi territori più tempo e di tornare in più occasioni ha permesso di arricchire le prime testimonianze fotografiche con contenuti alternativi alla sola narrazione per immagini.

Il progetto Tales from the North è nato un po’ per caso. Da una serie di tentativi falliti di quello che sarebbe dovuto essere, con un po’ di fantasia, un libro, ho trovato gli spunti per elaborare una prima serie di racconti che necessitava, in un certo senso, del supporto visivo offerto dalle mie fotografie.

Sul sito talesfromthenorth.travel.blog creato per dare spazio ed ordine al progetto, infatti, il reportage fotografico è affiancato da una serie di racconti che vivono, con le immagini, un rapporto di sinergia e complicità. Ciò che le parole possono evocare nella mente trova una corrispondenza nelle luci e nelle sfumature che il mezzo fotografico è in grado di catturare e restituire. Le linee che disegnano la piccola e scura spiaggia del villaggio di Bøur, nelle già citate Fær Øer, partono dalla nostra mente, intenta nella lettura di una favola che parla di un grosso lupo in lotta con gli dei, e si congiungono con le onde che vanno ad infrangersi sui faraglioni di Drangarnir, la cui immagine, colta alla luce di un tramonto invernale, ci viene presentata attraverso le suggestive fotografie scattate da Enrico.

enrico giudici tales from the north reportage bour
Sørvágur

Parola e immagine insieme concorrono al racconto. Ma questa dimensione favolistica, che a sua volta evoca altre suggestioni fatte di storie tramandate oralmente, di ritrovi attorno ad un fuoco, non deve trarci in inganno rispetto a quello che è l’intento dell’autore. Enrico con la sua scrittura e la sua fotografia ci sta portando in viaggio verso i territori del “Grande nord”, terre di miti e leggende, ma non per questo quella che ci vuole restituire è una semplicistica visione idealizzata.

Il mio timore è quello di contribuire a diffondere quella visione idealizzata del nord del mondo: come ho detto si tratta di luoghi molto diversi tra loro, differenze che sono tanto geografiche quanto linguistico-culturali. Pensiamo, ad esempio, ad un paese come la Norvegia, le cui differenze culturali interne sono così marcate che non esiste nemmeno una lingua Norvegese, ma ben due!

Questa volontà di andare oltre ad una mitologia identitaria, che unisce l’immensa varietà di queste terre sotto un’unica indistinta etichetta chiamata “Grande Nord”, non significa però mettere da parte il loro immenso potenziale suggestivo e narrativo.

Nella sezione “Favole della Buonanotte” trova spazio una raccolta di storie, tutte ambientate nello stesso luogo e tutte con una struttura simile, in cui L., personaggio a metà tra il reale e l’immaginario, ci porta a conoscenza di alcuni miti nordici. La sua funzione non è meramente quella di riportare storie già più volte raccontate, di cui esistono tra l’altro un’infinità di versioni reperibili online, ma piuttosto quella di portare, attraverso le parole e la loro pronuncia, l’eco di suoni lontani ma autentici.

Le parole hanno in questo progetto un ruolo essenziale e nel quotidiano lavoro di fotografo e scrittore ritornano spesso. In particolare, i termini in lingua originale pronunciati dalle persone con cui è venuto in contatto nei suoi viaggi sono andate a comporre una collezione, materiale per future evoluzioni del progetto.

Ad alcuni personaggi ho chiesto le loro parole preferite, ne ho fatto una collezione e le custodisco gelosamente: ci scriverò dei racconti, o forse le terrò semplicemente nella mia agenda.

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Drangarnir

Il fascino del Nord

L’intensità delle fotografie e la ricchezza di particolari e suggestioni che possiamo ritrovare nei testi rendono subito evidente come, quella di Enrico, sia una passione ben radicata, qualcosa che va oltre il semplice fascino che questi luoghi possono spontaneamente generare.

Quello per il Nord è uno di quegli interessi che nascono, almeno nel mio caso, quando si è troppo piccoli per poterne cogliere la portata. Ricordo ad esempio un documentario sull’aurora boreale visto da bambino e, altrettanto lucidamente, una lezione di geografia alle scuole elementari in cui l’insegnante parlava di quei posti dove il sole d’inverno non sorgeva mai. Dovevo assolutamente vederlo con i miei occhi!

Una passione nata prestissimo che ben presto si è trasformata in un vero e proprio legame, intessuto a doppio filo, tra il fotografo-scrittore, il Nord ed i suoi abitanti che, come ci tiene a sottolineare, sono suddivisi in diverse comunità, spesso storicamente in conflitto, per cui il senso di appartenenza è un valore ben radicato. Aspetto da non trascurare se si vuole conoscere davvero questi territori in modo profondo, aldilà delle spontanee semplificazioni.

Ho sempre amato il freddo e mi sono sempre sentito attratto da quelle terre. Dei rapporti che ho instaurato con alcune persone e in generale dell’occasione di interfacciarmi con le tante diverse culture in modo diretto, ho, in questi giorni difficili soprattutto, una profonda nostalgia.

E su questo tema, della nostalgia, mi permetto di fare una piccola divagazione, per poter meglio spiegare sia il mio stato d’animo sia l’enorme potenziale etimologico delle lingue nordiche. In islandese, ad esempio, si usano due termini distinti per esprimere il concetto: Söknuður, per esprimere la nostalgia in senso generico, ed Heimþrá, quando nello specifico si parla di nostalgia di casa. Parlando del mio sentimento verso quelli che ormai considero i “miei luoghi” utilizzerei senz’altro quest’ultimo termine…

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Bøur

Fotografia e scrittura, due strumenti che lavorano in sinergia.

Come è avvenuto il primo vero contatto con Il Nord? La fotografia era già presente?

 Sì, la fotografia già c’era, anche se ai tempi il mio primo strumento era una macchina molto amatoriale, comprata quasi per gioco, ma divenuta compagna inseparabile dei primi viaggi: i primi cinque giorni alle isole Fær Øer, la prima traversata dell’Islanda, la prima volta alle Svalbard…

Fin da subito mi è stato chiaro che quell’aspetto del Nord che avevo, forse eccessivamente, idealizzato – il suo essere “remoto” – non era che una minima parte di un quadro più complesso, di una sorta di essenza del Nord che vive nella Natura ma anche nel legame che i suoi abitanti hanno saputo (o forse dovuto?) saper intrattenere con un ambiente così unico, seppur nella sua varietà.

 E poi è venuta la scrittura…

Una volta scoperta la dimensione culturale, fatta di letteratura ed epica – ma anche della realtà più moderna e concreta – è stato subito evidente che la fotografia, presa singolarmente, non fosse più sufficiente. Devo dire però che, se è vero che molte delle immagini che descrivo si possono difficilmente immaginare senza averle viste in prima persona, è vero anche l’opposto: le fotografie che scatto spesso ripropongono per immagini scene che ho, più o meno consapevolmente, già descritto a parole.

Mi sembra di capire che, per te, il viaggio ed il racconto sono due facce della stessa medaglia.

Sì. Da un lato c’è una forte propensione al raccontare, cosa che mi accompagna in generale nella vita di tutti i giorni, e dall’altro ammetto che questa attività, che richiede periodi di studio e documentazione, è per certi versi una “scusa” ulteriore per giustificare la mia voglia di viaggiare. La speranza è che diventi qualcosa di (ancora) più concreto.

enrico giudici tales from the north reportage

 

Dopo Sugar Snow di Laura Marchini (che potete leggere qui), abbiamo scoperto con questo articolo un altro appassionato narratore delle terre del nord; zone uniche e difficili, in grado di regalare paesaggi colmi di fascino a coloro che hanno la fortuna ed il coraggio di affrontarle.

Per tutti gli altri, grazie ad autori come Enrico, il viaggio nel Grande Nord è a portata di click.


Aito web talesfromthenorth.travel.blog

Instagram enrico.l.giudici


FONTS

https://talesfromthenorth.travel.blog/

https://www.instagram.com/enrico.l.giudici

Grazie ad Enrico per l’intervista!

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