Pulitzer

Cercare elementi comuni nella poetica e nello stile di autori diversi è pratica frequente in ambito letterario: analizzare opere e individuare i nessi esistenti permette di comprendere a pieno la potenzialità di alcune tematiche e la sperimentazione di tendenze affini.
Emergono così, in testi apparentemente distanti, intime connessioni.
Questo è ciò che avviene anche con The Nickel Boys, romanzo premiato ai Pulitzer di quest’anno, e Beloved, vincitore dello stesso premio nel 1988 e opera più nota del Nobel per la letteratura Toni Morrison.

The Nickel Boys, frutto del «narratore d’America» Colson Whitehead, narra le vicende di Elwood Curtis, un ragazzo che cresce con gli insegnamenti di Martin Luther King e vuole far parte della storia. Le manifestazioni pacifiche e il sogno del college occupano la mente del ragazzo di Frenchtown, desideri e speranze che si arrestano quando accetta un passaggio su una macchina, a sua insaputa rubata. Elwood viene relegato alla Nickel Academy e ben presto scopre le violenze del riformatorio, dove difendere un compagno significa punizioni corporali e lo spettro della morte aleggia su tutti gli studenti, quelli afroamericani in particolare. Il romanzo, diviso in tre parti, si dispiega solo nel finale con una rivelazione attesa e di cui si ha il costante sentore.

Pubblicato nel 1987, Beloved è invece ambientato in Ohio, appena dopo la fine della guerra civile e l’abolizione della schiavitù, e si concentra sulle vicende di una schiava fuggitiva. Sethe infatti, dopo essersi ribellata ai padroni bianchi ed essere scappata, viene perseguitata per anni dalla presenza di Beloved, sua figlia maggiore e da lei stessa uccisa per salvarla dalle brutalità della schiavitù. Beloved, spettro che infesta il 124 di Bluestone Road, si materializzerà poi nella forma di una misteriosa ragazza. È questa una storia potente, fatta di latte e sangue, che si concretizza «sul corpo di Sethe» dove «si incrociano e si scontrano due istituzioni, la maternità e la schiavitù, ed entrambe vi scrivono il segno»

Eventi di cronaca

I due testi, pur narrando storie diverse, prendono in primo luogo spunto da eventi di cronaca. The Nickel Boys si lega alle vicende della Dozier School for Boys in Florida, un riformatorio attivo nella rieducazione di giovani tra gli otto e i vent’anni che, dopo aver fallito un’ispezione nel 2009, è stato sottoposto a una approfondita indagine che ne ha rivelato i crimini.
Beloved è invece ispirato alla storia di Margaret Garner, schiava fuggitiva del Kentucky che, inseguita e braccata, uccise la figlia pur di salvarla dagli orrori della schiavitù e dalle violenze degli uomini bianchi.
I due romanzi, ambientati in epoche particolarmente significative, sembrano costituire un continuum storico: dalla fuga di Sethe attraverso il confine tra Kentucky e Ohio in cerca di libertà, all’autostop di Elwood, affascinato dal movimento per i diritti civili e dalle proteste che, nel 1963, dilagavano in tutti gli Stati Uniti.

Violenza

Su uno sfondo comune si delinea poi il fondamentale tema della violenza che, in entrambe le opere, è mentale, fisica e sessuale.
Partendo da Beloved possiamo vederla sul corpo di donne e bambine frustate e stuprate, condannate a una vita di sopraffazione e sfruttamento mentre, in The Nickel Boys, è consumata sul fisico di ragazzi abusati e picchiati.
Di fronte alla crudeltà degli uomini bianchi i protagonisti sviluppano un sentimento di ribellione che si manifesta in modi diversi: per Sethe si realizza nella decisione di uccidere la figlia, un atto di rivolta compiuto allo scopo di proteggerla, difendere il suo corpo e la sua identità; per Elwood invece la ribellione è legata alla denuncia, alla protesta, a un ideale di giustizia in cui crede fermamente.

Ribellione e memoria

La ribellione, punto di snodo dei due romanzi, è intimamente connessa alla necessità di una memoria collettiva, un bisogno avvertito in tutta la sua urgenza ed espresso tramite l’atto di ricordare, ben rappresentato in Beloved con il neologismo: disremember, un composto di dismember e remember.
Ricordare e smembrare servono a indicare un’unica azione in cui la necessità di memoria è vissuta in modo tanto essenziale quanto doloroso, dove annientamento e disgregazione sono indispensabili per tramandare il passato. Una conclusione che si respira anche nel finale di The Nickel Boys: «Chi palava per i neri? Era ora che qualcuno lo facesse» .
Così entrambe le storie si mantengono per gran parte in bilico sul doppio significato di: «It was not a story to pass on» (una storia da non tralasciare/una storia da non tramandare), oscillando tra la volontà di non tramandare i fatti per poterli dimenticare e la conclusiva vitale scelta di non tralasciare un’eredità necessaria.

Il tema della memoria come lascito doloroso si interseca alla volontà di svelare angoli buoi di storia americana, una storia che ha ancora le stesse ombre, tanto che stupisce come questi testi, pur ambientati in epoche lontane, siano oggi così attuali. Sicuramente, come scrisse Alessandro Portelli in un suo saggio dedicato a Beloved, «l’America sembra sempre intenta a negare il passato, e per questo finisce per esserne ossessionata» .
In conclusione questi due volumi, realizzati con stili molto diversi, ribadiscono l’urgenza di non negare la storia e l’importanza di una memoria comune necessaria a comprendere il passato e migliorare il futuro, con l’auspicio di poter cambiare gli abusi del presente al grido di #BlackLivesMatter.


FONTI

[1] Così lo ha definito Time Magazine sulla copertina dell’8 luglio 2019.
[2] A. Portelli, «Non era una storia da tralasciare», saggio conclusivo a T. Morrison, Amatissima, traduzione di G. Natale, Sperling & Kupfer, Milano 2013.
[3] Citazione tratta da C. Whitehead, I ragazzi della Nickel, traduzione di Silvia Pareschi, Mondadori, Milano 2019.
[4] La frase può infatti voler dire sia «non era una storia da tralasciare» sia «non era una storia da tramandare».
[5] A. Portelli, «Non era una storia da tralasciare», saggio conclusivo a T. Morrison, Amatissima, op. cit.


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