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Cos’è Fernweh

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“L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà” (Italo Calvino, Città invisibili)

giulia arrigoni copertina la verità su angela di alessia servidei
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L’altrove. Ciò che è lontano e non ci è familiare. Un sentimento che non è quotidiano, “normale” e che sa di “nuovo”. Una malinconia che Italo Calvino esprime perfettamente nella metafora dello specchio in negativo: la consapevolezza che ciò che è nostro non è altro che un granello di sabbia nella vastità del mondo.

Alcuni vedono in questa sua finitezza una rassicurazione, dove la propria città diventa porto sicuro in cui piantare le proprie radici. E ci si dimentica che, al di fuori di essa, c’è un mondo intero con le sue migliaia di lingue e culture diverse, le sue diverse abitudini e religioni, i suoi territori variopinti e così distanti, che ci fanno capire che l’umanità non è una sola, quella che prevale, ma una scacchiera multietnica, dove ogni pedina gioca la sua parte. L’altrove è ciò che è estraneo e che quindi ci fa paura, perché non sappiamo gestirlo, giudicarlo e renderlo parte di noi. È la paura che porta molti di noi a crearsi il proprio spazio familiare, ben circoscritto, di cui impariamo a conoscere ogni tassello cosicché la paura stessa possa svanire.

C’è chi, invece, il porto sicuro non lo trova e il suo occhio non si stanca mai di proiettarsi al di fuori di quello spazio circoscritto, alla ricerca del nuovo, del lontano, del non conosciuto. Per questa categoria la lingua tedesca ha voluto creare una parola ad hoc: Fernweh.

Fernweh significa nostalgia. Nostalgia di qualcosa che non c’è e che non si vede, che però prende forma e sfumatura nelle nostre menti, che sognano un mondo che non hanno mai visto e che forse mai vedranno, ma che da qualche parte deve pur essere, altrove.

Fernweh è un assillo e chi lo insegue, lo ascolta, non ha un porto sicuro, forse non lo trova, forse non lo vuole trovare, perché il richiamo dell’altrove è troppo forte per non starlo ad ascoltare. L’altrove può essere quel posto lontano dove non siamo mai andati, quel panorama mozzafiato che abbiamo visto solo in foto; può essere quella canzone in una lingua che non conosciamo, quel viaggio in treno che abbiamo sempre rimandato. L’altrove non è solo un luogo fisico che troviamo sulla mappa. Esso è ovunque la nostra mente rischi e osi arrivare, anche solo sognando e immaginando prima di andare a dormire. L’altrove è il nuovo che Fernweh sogna e di cui sente una forte nostalgia. È quell’estraneo e ignoto che tanto ci fa paura.

Fernweh è Nuovi sguardi sul mondo che ci circonda, nella sua varietà e contraddizione. Un Nuovo sguardo a ciò che di per sé sembra scontato, ma che scontato non è affatto. È un Nuovo sguardo sulle persone, che non sono un “tutt’uno”, ma ricche di infinite sfumature che forse poco conosciamo. È un Nuovo sguardo sulle arti, che sono in continuo mutamento e che rappresentano la più grande espressione di chi noi siamo e di cosa vogliamo comunicare al mondo.

Fernweh è Nuove voci, troppo a lungo rimaste mute, ma le prime a riconoscere che non esiste un pensiero assoluto e univoco, ma che il mondo è formato da una pluralità di voci che formano parte di un reticolo intrecciato che percorre l’intera umanità. Nuove voci che emergono dai Racconti, che ci comunicano un nuovo “io”, frutto di emozioni e pensieri, che vuole uscire allo scoperto e rassicurarci che non siamo soli. Nuove voci che diventano Poesia, scritta di getto e che cattura quell’attimo che nel tempo rischierebbe di scomparire e di essere dimenticato nella frenesia della quotidianità. Nuove voci che ci parlano di libri, di quelli che abbiamo letto e di quelli che abbiamo messo in lista d’attesa, di quelli che abbiamo amato e di quelli che ci siamo dimenticati di aver letto, i libri le cui pagine ci mostrano una visione del mondo sfaccettato, ma le cui emozioni umane formano parte di un unico disegno.

Fernweh è Nuovi orizzonti che ci permettono di non fossilizzarci in ciò che ormai è, ma che non per forza “sarà” e che ci proiettano verso il cambiamento. Nuovi orizzonti che danno vita a Collaborazioni, dove ognuno partecipa con le sue capacità e i suoi sogni, per un unico grande progetto da urlare al mondo. Nuovi orizzonti che nascono dagli Eventi, occasioni di incontro e confronto e che ci permettono di conoscere chi, come noi, ha qualcosa da comunicare e vuole essere parte di una grande visione. Nuovi orizzonti che non si stancano di creare progetti, percependo un mondo formato da più sentieri, diversi e all’apparenza opposti, che vogliono invece intersecarsi e dare vita a qualcosa di nuovo.

Fernweh è narrazione, che non si limita alla parola scritta su un foglio bianco, ma cerca di intrufolarsi in un mondo che, in fondo, è esso stesso una grande narrazione, una grande storia.

La Redazione di Fernweh si impegna quindi a dare la parola, per noi più grande strumento di espressione, ai quei Nuovi sguardi, a quelle Nuove voci e a quei Nuovi orizzonti, nel tentativo di mostrare un mondo che statico non è, tantomeno uniforme, ma che rappresenta, attraverso la sua conoscenza, varietà e contraddizione, il primo motore di un vero e proprio cambiamento, un cambiamento che ci porterà ad abbandonare quel luogo circoscritto che ci è tanto familiare e affrontare la paura del nuovo che ci porterà a scegliere “da che parte stare”.

La Redazione

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